di Federica Di Mascio
Venerdì 27 luglio
L’aereo atterra con notevole ritardo sulla microscopica pista dell’aeroporto A. Papadiamantis di Skiathos ma, con un po’ di fortuna, una piccola corsa e un aiuto dai sempre gentilissimi greci che ci fanno letteralmente saltare sul primo taxi disponibile, riusciamo a prendere per un pelo l’ultimo traghetto in partenza per la nostra destinazione: la verdissima Skopelos.
Abbiamo prenotato un piccolo studios nella città di Skopelos, capoluogo dell’isola. Tuttavia, l’ultimo traghetto della giornata si ferma a Glossa, all’altro capo dell’isola stessa. Scendiamo e cerchiamo di capire come fare per raggiungere la nostra sistemazione e siamo già in piena disperazione per la mancanza di taxi e mezzi sul posto, quando capiamo che sta per arrivare l’ultimo autobus che fa la spola tra Glossa e Skopelos town (in concomitanza, non a caso, con l’ultimo traghetto).
Il biglietto si fa direttamente a bordo e, in meno di mezz’ora, raggiungiamo finalmente il nostro host, che nel frattempo si è gentilmente offerto di aspettarci alla giusta fermata dell’autobus.
La giornata, tra ritardi e spostamenti, è stata lunga, così cadiamo quasi subito in un sonno profondo, ma non prima di aver fatto la conoscenza dei nostri squisiti ospiti, che ci fanno trovare anche frutta e acqua fresca in camera.
Sabato 28 luglio
Ci svegliamo riposati e non vediamo l’ora di iniziare ad esplorare l’isola.
Imbocchiamo dunque la strada principale, la cosiddetta Ring Road. La strada è una meraviglia: viste spettacolari sul mare di un blu e verde intenso, alte scogliere e pini profumati. In alcuni tratti si fa più interna, ma la magia non cambia. Le strade sono poco trafficate e la pace è assoluta: un senso profondo di libertà ci pervade e non ci lascerà per tutto il resto della vacanza … e non abbiamo ancora nemmeno cominciato!
Seguendo la Ring road, ammiriamo prima la baia di Stafylos dall’alto, poi tutta la costa, capo Amarantos con i suoi caratteristici tre pini protesi sul mare, la spiaggia di Agnontas con le sue psarotavernai sulla spiaggia e un accenno del porticciolo di Blò … Arriviamo infine a Panormos, intorno alle 10. Un nuvolone la tiene in penombra, quindi decidiamo di tornare più tardi e ci rimettiamo in sella. Pensiamo allora di fermarci in un’altra spiaggia, quella di Milià; tuttavia, non becchiamo subito la deviazione che vi conduce e quindi ci ritroviamo a Kastani beach.
Poco male! Kastani è una delle spiagge più belle dell’isola, nonché probabilmente una delle più conosciute, essendo stata il set di alcune scene del film “Mamma mia”. Al nostro arrivo è fortunatamente poco affollata e l’acqua è uno spettacolo: cristallina e limpida, praticamente una piscina, contornata da pini verdissimi e allietata dal suono delle cicale in sottofondo, che per me sono sempre sinonimo di estate e sole. L’idillio dura poco. Tempo 10 minuti e due enormi barconi fanno sbarcare decine di persone, che da Skiathos stanno partecipando al gettonatissimo “Mamma mia tour”. Ci troviamo così un posticino in fondo alla spiaggia, proprio a ridosso della scogliera, ed anche se la situazione si è fatta più affollata, ci godiamo rilassanti e numerosi bagni in acque magnifiche, che saranno tra i più memorabili e rilassanti del viaggio.
Ad ora di pranzo, decidiamo di spostarci di nuovo. A Kastani c’è solo un beach bar, non troppo attrezzato per il pranzo, e comunque avevamo adocchiato numerose taverne a Panormos, dove avevamo già pianificato di tornare. Facciamo così una sosta veloce a Milià, giusto per farci un’idea della spiaggia (bellissima!) e, tornati a Panormos, ci fermiamo a pranzo da “Rigas”: insalata greca, calamari stufati ripieni e polpo grigliato. Una cucina casereccia e genuina, un servizio gentilissimo e, non per ultimo, un conto che ci lascia sorpresi. In più, avendo pranzato da loro, ci lasciano utilizzare i lettini e ombrelloni che si trovano subito davanti il locale e, così, anche il riposino del pomeriggio è salvo.
Rimaniamo a Panormos fino a pomeriggio inoltrato, facciamo un po’ di spesa prima di rientrare in camera e, infine, usciamo alla scoperta di Skopelos town.
La città è deliziosa, così come il molo lungo il porto, che di sera è ideale per una passeggiata. La Panagitsa tou Pirgou, chiesa principale della città, bianchissima e accecante di giorno, protende decisa sul mare, a rassicurazione perpetua dei passanti, che siano per mare o per terra. Esploreremo più volte i vicoli e le stradine di questa piccola città: molto affascinante di sera e ancora più ammaliante di giorno, con le viste spettacolari che offre dall’alto e i suoi innumerevoli scalini, che culminano a livello della taverna Anatoli, da cui si gode di un panorama eccezionale.
La prima sera, però, ci limitiamo ad una passeggiata nella zona del porto e qui ci fermeremo anche per la cena. Ceneremo infatti da “Ta kymata”, ristorante specializzato in piatti pronti da forno, con cucina sostanziosa e sicuramente genuina. Tuttavia, essendo molto gettonato all’ora di pranzo, di sera presenta meno scelta e molti piatti presenti nel menù non erano più disponibili già dalla prima serata.
Domenica 29 luglio
Purtroppo, ci svegliamo con la pioggia. Il cielo è molto nuvoloso ed anche se smette presto di piovere, le grosse nubi che decidono di rimanere plumbee sulle nostre teste ci fanno propendere per un’escursione sul Monte Palouki.
Skopelos ha una radicata tradizione religiosa e numerosissime sono le chiese e i monasteri che si trovano disseminati per l’intera isola. Sul Monte Palouki, in particolare, si trovano alcuni dei più importanti di essi e così, con la speranza di non avere nuove “sorprese meteorologiche”, ci avviamo verso le sue sommità. La strada è comoda fino a un certo punto, poi si fa sterrata. Il primo monastero che visitiamo è quello più lontano, dedicato alla Panagia Evangelistria. Costruito dall’illustre famiglia locale dei Daponte nel 1712, al nostro arrivo è praticamente deserto e sembra sia rimasto, in qualche modo, sospeso nel tempo. Ci aggiriamo dunque all’interno del complesso, ci rifacciamo gli occhi ammirando la ricca iconostasi e ci godiamo la vista incantevole che spazia sulla bianca Chora e sulla baia, senza risparmiare i fianchi boscosi e verdi del monte Palouki su cui si staglia chiara e ben visibile la strada che abbiamo appena percorso.
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| Skopelos town dal Monte Palouki |
Finita la visita, risaliamo in sella e ci dirigiamo verso un altro dei monasteri, quello di Agios Ioannis Prodromos, che risale al XIII sec. Quindi, ci addentriamo all’interno del complesso, che già dall’ingresso offre una bellissima pergola con vista sul monastero di Agia Varvara che si trova lì vicino, ma soprattutto su Agios Ioannis sto Kastri, conosciutissimo per essere nella scena finale del film Mamma mia! Quest’ultimo non si trova sul monte Palouki, ma sulla costa Nordorientale dell’isola, tant’è vero che si scorge sì, ma solo come un piccolo puntino in lontananza, comunicante idealmente con l’Agios Ioannis dove ci troviamo ora. Il monastero, stando alla mappa che in nostro possesso, dovrebbe essere ancora abitato da suore, ma all’ingresso troviamo solo un gentilissimo monaco, che ci offre dei Loukum e tenta di fare conversazione con noi. Il nostro greco purtroppo è minimo, ma abbiamo apprezzato tantissimo la sua solerte accoglienza. Gironzoliamo, quindi, per il complesso e apprezziamo tantissimo la chiesa che si trova all’interno, anche questa corredata di una ricca iconostasi.
La pioggia sembra passata e visto che siamo qui ci portiamo poco più a valle della strada per visitare anche il monastero di Agia Varvara.
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| Agia Varvara - sullo sfondo Agios Ioannis Prodromos |
Esso risale al XVII sec. ma, all’interno del suo complesso, ha incorporato nel tempo anche edifici più antichi. Una signora gentilissima ci accoglie all’ingresso spargendo sulle nostre mani una colonia profumatissima dal profumo dei fiori di limone; ci porge anche una candela da accendere nella bella e piccola chiesa e ce ne indica l’ingresso. È questo il monastero che mi è piaciuto di più tra quelli visitati, con la sua pietra scura che lo contraddistingue dagli altri (che sono, invece, bianchissimi), la splendida iconostasi interna, tutta in legno, la vista e, ovviamente, l’accoglienza della signora che, non contenta, all’uscita ci regala anche un piccolo rametto di basilico greco. Piccoli gesti che emozionano.
Con le mani ancora profumate, ci rimettiamo in sella e cominciamo la ridiscesa del monte.
L’ultima tappa la facciamo al monastero del Metamorfosis Sotiros. Qui non è permesso fare foto e un monaco, meno ospitale degli altri custodi incontrati prima, ci spinge letteralmente nel negozio di souvenir, insistendo perché comprassimo qualcosa. Il monastero, comunque, vale sicuramente una sosta, con il suo bel cortile e la bella chiesa bianca e rossa che si staglia nel suo centro.
La mattina è passata in un lampo, il sole, nel frattempo, comincia a farsi breccia nel cielo nuvoloso e così decidiamo di dirigerci verso il mare. Scegliamo la spiaggia di Limnionari.
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| Limnionari |
Pranziamo alla Limnionari Taverna e, con la stessa formula del giorno prima, approfittiamo degli ombrelloni che il proprietario mette a diposizione con la consumazione presso il suo locale. Limnionari è un’ampia baia, calma e riparata, che vira sui colori del verde dei pini che la circondano. La sua estensione e non eccessiva profondità invitano a lunghe nuotate e mi regalano un altro dei tanti bagni che di questa vacanza mi sono rimasti impressi nella memoria. I comodi lettini messi a disposizione, poi, ci invitano proprio al riposo e così rimaniamo per l’intero pomeriggio.
Per la serata, invece, ci addentriamo ancora nei vicoli di Skopelos Town, alla ricerca del ristorante Anna’s, di cui ci avevano parlato molto bene. Mangiamo infatti benissimo, a lume di candela, in un piacevole cortile all’aperto: l’atmosfera è molto romantica e rilassata e il profumo del gelsomino fiorito lì accanto contribuisce alla magia.
Il chiaro di luna, infine, ci accompagna durante la nostra solita passeggiata serale lungo il porto vecchio. Ci spingiamo fin sotto la Panagitsa e, infine, torniamo indietro per indugiare in un dolce finale con le Loukoumades al miele di “Ambrosia”, che si trova lungo il molo e di cui, lo ammetto, sono ghiottissima.
Lunedì 30 luglio
Da qui alla fine della vacanza, ci sveglieremo sempre con un cielo nuvoloso e, a tratti, piovoso che poi si risolverà sempre in giornate piene di sole e caldo. Anche oggi purtroppo non si fa eccezione e il cielo coperto si staglia contro un mare davvero molto mosso.
Decidiamo allora per la visita della cappella di Agios Ioannis sto kastri. Percorriamo, quindi, tutta la strada che fiancheggia la costa occidentale e, nei pressi di Glossa, deviamo verso est seguendo le indicazioni. La strada è immersa nel verde e già da lontano si riesce a scorgere lo sperone roccioso su cui si trova abbarbicata la chiesa. Nel frattempo, il sole torna a fare capolino e il mare si tinge di intensi toni di azzurro, rendendo lo scenario incantevole. Non sorprende, quindi, se è stata selezionata per una delle scene centrali del film!
| Agios Ioannis Sto Kastri. |
Per arrivare in cima è necessario salire numerosi scalini e così cominciamo la salita, che può risultare anche piuttosto impegnativa, se si è non troppo allenati. Per fortuna, alle 11 del mattino, anche se la rocca è in pieno sole, la scala da percorrere per salire in cima è ancora in ombra e questo è un vantaggio non da poco. Dall’alto, poi, si viene premiati con una vista a quasi a 360 gradi sul mare di un blu intenso.
Una volta ridiscesi (per chi volesse fare un bagno veloce o una sosta, affianco alla rupe è stata ricavata una piccola spiaggetta ghiaiosa) e, siccome siamo in zona, ci dirigiamo verso la spiaggia di Perivoli. Una bella strada asfaltata che corre tra i boschi e lungo cui non incontriamo anima viva ci conduce ad una piccola spiaggia attrezzata, a cui si accede scendendo un piccolo sentiero sterrato. Siamo, però, molto sfortunati: il mare, infatti, è esageratamente mosso e molto torbido, così ripartiamo subito e torniamo indietro. Ci fermiamo quindi a Glossa, dove pranziamo da Agnanti, un magnifico ristorante con vista sul porto nuovo e sulla baia sottostante che offre magnifiche vedute dai tavolini sistemati sulla sua terrazza. Il posto è da favola e, siccome non è molto affollato, riusciamo anche ad avere un bellissimo tavolino centrale a picco sulla vallata, quasi a dare l’impressione di essere sospesi nel blu di cielo e mare. Ci godiamo così uno scenografico pranzo con vista e mangiamo anche piuttosto bene.
A questo punto, abbiamo voglia di mare e, quindi, cerchiamo una spiaggia per il pomeriggio. Vorremmo stare a Milià, ma il mare è anche qui molto mosso e così ripariamo a Kastani, dove il mare è meno arrabbiato (Kastani sarà l’unica spiaggia dove abbiamo trovato lettini e ombrelloni a pagamento, 7€ per tutta la giornata). Nel frattempo, il tempo migliora, il mare si calma e prima di sera riusciamo a fare anche un bagno da sogno, nel solito punto sotto i pini, all’estremità destra della spiaggia.
Se il tempo ce l’avesse permesso, avrei vissuto la giornata “a rovescio”, con la mattina spesa in una delle spiagge della costa occidentale (o a Perivoli) e l’escursione alla chiesetta di S. Giovanni al tramonto. Gran finale con cena da Agnanti e ritorno allo studios.
Noi, invece, a questo punto abbiamo altri piani; quindi, torniamo a Skopelos town e dopo un’ottima pita gyros nell’affollata e piacevole Platano’s square, ci addentriamo nella Chora e saliamo fino in cima, dove si trova la taverna Anatoli, bellissimo locale in uno dei punti più alti della città ed è anche possibile ascoltare musica tradizionale nei fine settimana. Il locale però è pieno e molto affollato, così ridiscendiamo a malincuore e ci fermiamo per un cocktail da Vrachos, lungo la banchina, con un panorama mozzafiato sul porto. A questo punto si è davvero fatto tardi, quindi assonnati rientriamo alla base.
Martedì 31 luglio
La notte sarà piuttosto movimentata. Pioggia scrosciante, fulmini a non finire e un vento incessante non ci faranno chiudere occhio per parecchie ore. Non ci sorprende, quindi, di risvegliarci in una mattinata umida e piena di nuvoloni che coprono un sole, che tornerà a splendere solo molto dopo. Oramai abbiamo capito che questo sarà il leitmotiv meteorologico della vacanza, così con ancora i nuvoloni sulla testa, decidiamo di andare a visitare l’ultimo dei tantissimi monasteri che si trovano sull’isola e avevamo preventivato di scoprire: quello di Agios Riginos, santo patrono di Skopelos.
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| Agios Riginos |
Pare che sia stato costruito esattamente nel luogo dove si trova la tomba del santo ed è il punto focale di una grande festa che si svolge il 24 e 25 febbraio e culmina con la processione della reliquia del santo stesso per le strade dell’isola. La chiesa, di recente costruzione e con i mattoni a vista, è visitabile tutti i giorni. Anche qui, una gentile signora, che ne fa da custode, ci invita ad entrare e ci indica un sarcofago nel cortile, che immaginiamo sia la tomba del santo.
Ci rimettiamo quindi in sella e anche se il sole non accenna a spuntare, non ci scoraggiamo e puntiamo la bussola verso Glysteri.
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| Glysteri |
Sede di una taverna caratteristica e di una sorta di museo di famiglia negli anni passati, nell’anno della nostra visita è completamente abbandonata e libera da qualsivoglia artificio. Il cielo è plumbeo, ma l’acqua è limpidissima e fredda: ci sembra quasi di essere sulla riva di un qualche lago nordico, piuttosto che nell’assolata Grecia. Il mare è, infatti, piatto e calmo, nonostante la tempesta notturna, e c’è una pace quasi irreale. Rimaniamo per un poco in contemplazione, poi ci rimettiamo in sella e continuiamo a girovagare. Approdiamo così a Stafylos, la baia blu che dall’alto della Ring Road abbiamo più volte ammirato.
| Stafylos |
Stafylos ha una bella spiaggia di sabbia e, oltre il promontorio che lo sovrasta (che si dice sia la sede di sepoltura del leggendario principe cretese Stafylos, primo abitante dell’isola con il fratello Peparithos), fa da punto di accesso a Velanio beach, l’unica spiaggia nudista dell’isola. Visitiamo l’una e l’altra, entrambe attrezzate, e riusciamo a fare anche un bagno. Il sole continua a fare i capricci ma, visto che mezzogiorno è passato da un po’, approfittiamo della buona nomea dello Stafylos restaurant e ci godiamo un pranzo leggero a base di mezedes, i tipici antipasti greci, con vista sulla sua meravigliosa terrazza.
Il sole finalmente fa capolino e così ci spostiamo a Milià.
| Milià |
Finalmente la possiamo ammirare in tutti i suoi colori! Il mare è trasparente e davvero invitante e così ci concediamo un lungo bagno e un po’ di snorkeling e infine ci prepariamo per la cena prenotata da To Korali, situata nel porticciolo di Agnontas. Al tramonto, Agnontas diventa davvero speciale: mentre il sole pigramente scende e alcuni pescatori cominciano ad uscire con le loro barche per la pesca notturna, ci godiamo un’ottima cena di pesce con i piedi praticamente nell’acqua. Si sta benissimo e rimarremo fino a tarda serata! Il pesce, inoltre, è freschissimo e ottimamente preparato.
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| Agnontas |
Il gran finale però ci attende, inaspettatamente, al ritorno: mentre percorriamo la strada buia che ci riporterà agli studios, un cielo incredibilmente terso e pieno di stelle ci riaccompagnerà alla meta. Complice la mancanza di luce artificiale, è ben visibile anche Marte, rosso e luminoso, che splende sulle nostre teste indicandoci, ben fermo, la via.
Mercoledì 1° agosto
Oggi dedichiamo la giornata ad Alonissos. Nei giorni precedenti, infatti, avevamo prenotato questa escursione per l’isola con Lykos ed Evi della “Ena Boat tours”. Ci sono diversi modi di visitare Alonissos in giornata. Le barche più grandi si spingono fino al suo parco marino, il più grande d’Europa, dove si protegge, in particolar modo, la foca monaca, mentre le più piccole, come quella in questione, si fermano molto prima, permettendo ai visitatori di godere più che altro di alcuni bei bagni nelle baie dell’isola.
Preferiamo questa barca, non molto grande (10-12 persone al massimo), per passare una giornata diversa, così ci uniamo ai nostri compagni di “avventura” nordici e, nonostante, qualche goccia di pioggia, partiamo.
Prima tappa è Spartines beach, che può essere raggiunta solo a piedi o in barca. Il cielo è nuvoloso, l’acqua di un colore cupo, ma ci tuffiamo comunque ed è incredibilmente calda (circa 28°). Facciamo snorkeling fino a mezzogiorno. A questo punto inizia a piovere. E di brutto. Così ripartiamo e ci fermiamo poco più a nord, in corrispondenza della spiaggia di Chrisi Milia, che è più riparata. L’acqua è immobile, ma piove fortissimo. Su invito del capitano Lykos, però, che per primo si tuffa, dandoci l’esempio, facciamo lo stesso. Ed in effetti l’acqua non è affatto mossa ed è persino calda... in men che non si dica ci lasciamo tutti convincere. Io che, in genere, non mi tuffo nemmeno con 40 gradi all’ombra, farò uno dei bagni più strani della mia vita, sotto nuvoloni neri e una pioggia fittissima ma in un’acqua assolutamente calma. Nonostante questa nuova esperienza, però, il tempo fa le bizze: sole, pioggia, pioggia con il sole … ma a questo punto abbiamo rotto il ghiaccio, quindi continuiamo a sguazzare e a tuffarci ininterrottamente dalla barca, neanche fossimo dei bambini. Infine, il sole fa definitivamente capolino e, finalmente, ci lascia ammirare la piccola baia in tutto il suo splendore, con le sue sfumature meravigliose nei toni dello smeraldo.
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| Chrisi Milia ad Alonissos |
Ci godiamo così ancora qualche tuffo, e poi arriva l’ora del pranzo. Il pranzo a bordo, incluso nell’escursione è ottimamente preparato da Evi, che tra l’altro parla un italiano perfetto, avendo studiato in Italia (così come Lykos). Pasta con tonno e capperi, fava, insalata di fagioli dall’occhio nero, insalata di patate e insalata greca, melanzane con pomodori e uva… è un pranzo di nozze! Assaggiamo tutto, Evi ci insegna persino a preparare la fava nel modo corretto e poi ci rilassiamo sulla barca, mentre effettuiamo l’ultimo trasferimento, quello verso la spiaggia di Mikros Mourtias. Cullati dalle onde, ci scappa anche un sonnellino veloce e, dopo un caffè greco e un biscottino, ci rituffiamo per lo snorkeling vicino la costa, che si rivela più che soddisfacente con tanti pesciolini che nuotavano insieme a noi. Alle 19.30 siamo di nuovo al porto di partenza. Siamo contentissimi e consiglieremo a tutti questa escursione, rilassante e divertente, nonostante l’inizio tempestoso.
La serata si conclude con una Skopelos pie da Michalis, il più famoso produttore dell’isola di questa specialità, assolutamente da non perdere.
Giovedì 2 Agosto
La giornata, manco a dirlo, comincia con la pioggia. Vere e proprie secchiate di acqua si rovesciano sull’isola. Persino la nostra stanza si allaga, perché le finestre non riescono a contenere i violenti rovesci che vi si riversano contro. Siamo costretti quindi a passare l’intera mattinata “chiusi” in stanza. Alle 13 piove ancora, ma qualche raggio fa capolino, così usciamo. Seguendo gli squarci di sole in lontananza, arriviamo a Panormos, dove il tempo si assesta definitivamente mentre pranziamo di nuovo da Rigas. A questo punto, non ci rimane che l’ultima spiaggia della vacanza che avevamo preventivato di vedere, ma che non siamo ancora riusciti a raggiungere: Hovolo.
| Hovolo |
Un’acqua da sogno, da paradiso tropicale, ci dà il benvenuto, dopo un piccolo tratto di strada che costeggia la costa e, a tratti, si svolge anche in acqua. Purtroppo, a quest’ora è in pieno sole e non c’è nemmeno un po’ di ombra (per questo forse sarebbe stato meglio visitarla la mattina presto). Alle 18 leviamo le tende e ci dirigiamo verso Cape Amarantos. L’avevamo ammirata spesso dalla strada ma, adesso, prendiamo la deviazione che si trova subito dopo il porto di Agnontas (venendo da nord) e cerchiamo di raggiungere la sua estremità. Qualcuno, alle prese con un barbecue maldestro, qualche settimana prima ha dato fuoco all’intera zona e, quindi, ci ritroviamo ad attraversare una desolazione di cenere e tronchi di pino bruciati che ci mette una tristezza infinita. La zona, prima verdissima (a giudicare dalle foto) doveva essere incantevole. Solitari e incuranti dei maldestri eventi causati degli umani, i tre pini simbolo del capo e sede di alcune scene dell’onnipresente film “Mamma mia!” sono, per fortuna, riusciti a salvarsi dalla furia del fuoco. La zona al tramonto comunque è magnifica e, così protesa sul mare, di una suggestione unica.
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| Tramonto a Capo Amarantos |
Scattiamo moltissime foto e, nel viaggio di ritorno verso Skopelos town, notiamo molte insenature che, con un po’ più di tempo ed una barca a noleggio, sarebbe stato meraviglioso raggiungere. Purtroppo, però, siamo agli sgoccioli della vacanza e, così, a malincuore torniamo agli studios, ci cambiamo e scegliamo Anna’s, che ci era piaciuto così tanto, per l’ultima cena sull’isola.
A questo punto facciamo gli ultimi acquisti in giro per la Chora, alla ricerca di qualche ricordino gastronomico e non (Skopelos è celeberrima per le sue prugne, conservate per l’inverno in golose marmellate o nei cosiddetti “Sweet spoons” dove i frutti sono lasciati interi, ma ha anche un ricco artigianato locale che spazia dalla tessitura alla ceramica, dalla gioielleria alla pittura) e poi torniamo alla base, pronti per la ripartenza dell’indomani.
Il gran finale è nella Panagitsa tou pirgou, sempre aperta di sera, dove entriamo per un ultimo saluto a questa bella isola. L’interno è piccolo ma ben curato, con numerose icone datate del XVIII e XIX sec. e un’icona sacra che sembra sia stata recuperata in mare.
La vista da quassù è mozzafiato e spazia da un lato sul Mar Egeo e, dall’altro, sulla città: un ottimo modo di salutare l’isola, prima del ritorno l’indomani.
Conclusioni: Skopelos è stata una vera scoperta. È un’isola semplice, votata alla tranquillità, dove la sera ci si accontenta di una buona cena e di una passeggiata lungo il molo. Non è adatta quindi a chi ha voglia di vita mondana, discoteche e beach club. Tuttavia, anche Skopelos sta cambiando. Il Kastani beach bar, con la sua lounge music e i lettini imbottiti nel giardino ha fatto solo da apripista a numerosi locali più alla moda che, rifacendosi a modelli ben più noti, ultimamente, spuntano come funghi. La stessa Glysteri beach, sola e abbandonata ai nostri occhi, è oggi sede di un super beach bar con tutti i comfort e la musica a palla fino al tramonto. In ogni caso, non suggeriamo sicuramente di rinunciare ad una sua visita. Noi l’abbiamo trovata accogliente e gentile, discreta e rilassante ma, come spesso accade in Grecia, sono sicura che non si faticherà a trovare il proprio posto ideale sull’isola, anche quando (e se!) Skopelos dovesse cambiare un giorno la propria pelle.







