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domenica 24 novembre 2024

Piccole Cicladi

 di Giuseppe Brenna


Appena sbarcati dall’aereo un vento fresco ci avvolge piacevolmente ridestandoci dall’opprimente calura della città. Siamo a Mikonos, dove faremo una breve tappa per raggiungere le Piccole Cicladi, la nostra destinazione principale.

Mykonos

Eravamo stati a Mikonos nel luglio 2007 e quell’isola ci aveva letteralmente folgorato con il suo candore cicladico e le sue spiagge; da allora la Grecia sarebbe stato un appuntamento fisso per tutte le estati seguenti ma forse, se vi avessimo messo piede oggi per la prima volta, non so se sarebbe mai stata una simile fonte d’ispirazione.

L’aeroporto è diventato nel periodo estivo un hub dove atterrano velivoli da tutto il mondo con un conseguente sovraffollamento che ha snaturato la genuinità dell’isola, per non parlare del porto nuovo dove attraccano stabilmente enormi navi da crociera.

La conseguenza è stata un aumento esponenziale degli edifici ad uso turistico e della circolazione delle auto che rendono le strade rumorose ed ingolfate dal traffico. I costi sono alle stelle, talvolta ridicolmente alti e difficilmente giustificabili… comunque siamo stati contenti di essere tornati dopo quasi 20 anni per riassaporare la dinamica vitalità di un posto ormai diventato un brand internazionale.  

Mykonos

La Chora con i suoi vicoli assomiglia sempre più ad un lussuoso centro commerciale. Non credo ci siano ancora abitanti nel centro storico, sicuramente è molto più vantaggioso destinare gli immobili alle boutiques esclusive o agli eleganti locali dove, con sottofondo di musica, si servono costosi cocktails principalmente a base di ghiaccio. La cittadina inizia ad animarsi nel tardo pomeriggio, dove i mulini ed il quartiere della “Piccola Venezia” si affollano per gli aperitivi con i bar strategicamente affacciati sugli indimenticabili tramonti. Dopo cena inizia il passeggio serale; molti tendono a mettersi in mostra, talvolta con esiti piuttosto grotteschi ed esilaranti.

Panagia Paraportianì


Nella zona del kastro veneziano troneggia la Panagia Paraportiani, la chiesa più antica dell’isola che rimane tra i luoghi più fotografati. Si tratta dell’unico edificio rimasto in piedi all’interno delle fortificazioni realizzate dalla Serenissima e che era originariamente incorporata alla porta affacciata sul mare dell’antica cinta muraria (da cui l’origine del nome).

Raggiungiamo in autobus Paraga, in teoria una spiaggia più tranquilla rispetto ad altri litorali sulla costa meridionale dell’isola. In parte è libera mentre la parte restante è occupata da ingombranti e costosissimi lettini (la maggioranza a 80 € + consumazione obbligatoria) ravvicinati gli uni agli altri. Si rimane sorpresi nel vedere la giovane età degli avventori, che non sembrano appartenere a classi particolarmente agiate, eppure tutti bevono continuamente superalcolici al ritmo di musica stordente, nonostante ciò avvenga nelle ore più calde della giornata. Un persistente odore di fritto e cucinato aleggia negli stabilimenti, dietro i quali sono stati realizzati club e discoteche con grandi piscine, divani con sottofondo di bassi a tutto volume.

Certamente non è la Mikonos che ricordavamo, una volta più simile all’idea che si ha di una vacanza balneare in Grecia, ma i tempi cambiano ed occorre farsene una ragione.

Iraklia

 

La mattina successiva ci prepariamo per raggiungere le Piccole Cicladi. La nostra barca è in ritardo, per un soffio riusciamo a prendere a Naxos la coincidenza per Iraklia. Passiamo dall’estrema confusione alla tranquillità più totale, in un’isola che con i suoi rilassanti silenzi non poteva apparire più in contrasto con quella che avevamo appena lasciato. Il porto di Agios Georgios è il centro principale di Iraklia, i bianchi edifici si raggruppano attorno alla spiaggia omonima ombreggiata dalle tamerici fino a raggiungere le alture circostanti dove si concentrano le strutture adibite ad uso turistico. Il nostro studio, spazioso e confortevole, ha uno spazio all’aperto con vista sul mare e si rivelerà il migliore ed il meno costoso di tutto il viaggio. 

Iraklia


Iraklia ha poche spiagge, alcune raggiungibili solo in barca. È un’isola dove, oltre al mare non c’è molto da fare, non ci sono villaggi cicladici da cartolina o locali notturni dove intrattenersi (tranne un accogliente roof top bar in prossimità del porto). Chi sceglie di arrivare fin qui lo fa per rilassarsi e per riassaporare lo scorrere lento del tempo, oltre che per recuperare quelle energie che lo stress delle nostre grandi città consuma senza sosta. 

Livadia, Iraklia


Le caratteristiche dell’isola sono tali da averne preservato l’autenticità tenendola lontana dai grandi flussi turistici ed è un luogo che trasuda di quella genuinità greca che molte isole purtroppo stanno perdendo. Nel villaggio ci sono due supermarket, due negozietti turistici e qualche accogliente ristorante oltre alla bella chiesetta di San Giorgio dalla cupola blu che ha dato il nome al centro abitato. Il traffico è minimo, non ci sono autonoleggi per cui ci si sposta prevalentemente a piedi oppure con la navetta che dal porto permette di raggiungere le altre due spiagge principali. Livadia è un vasto litorale sabbioso e non attrezzato (scelta, peraltro, che riguarda tutte le piccole Cicladi) con l’ottima taverna Pera Panta. La navetta raggiunge anche Tourkopigado, una stretta baia dalle acque tranquille di sabbia e ciottoli con un piccolo molo da dove partono le piacevoli escursioni in barca per la baia di Alimia (nota per il relitto sommerso di un aereo risalente al secondo conflitto mondiale) e di Karbounólakos, forse la spiaggia di ciottoli più attraente di Iraklia.

Panagia, Iraklia


I tornanti che da Livadia salgono verso il centro dell’isola raggiungono la Chora, nota con il nome di Panagia. Si tratta di un pugno di case bianche attorno alla chiesa principale, che oltre a due piccoli ristoranti non offre attrattive particolari.

Schinoussa


Con estremo malincuore lasciamo Iraklia, che con la sua semplicità ci ha letteralmente conquistato e sbarchiamo dopo solo 10 minuti al porto di Schinoussa. Gli eleganti yachts ed il raffinato ristorante Nikolas che accoglie i diportisti prefigurano già un cambio notevole di scenario; l’isola è nota come la “Koufonissi antecedente lo sviluppo turistico”. Il notevole numero di spiagge ha costituito un forte richiamo per i visitatori – soprattutto italiani – nonostante Schinoussa sia la minore per estensione tra le Piccole Cicladi. Gran parte delle sue strade sono sterrate e, nonostante le brevi distanze, può risultare piuttosto faticoso girarla a piedi anche per il gran caldo: Schinoussa, infatti, si trova immediatamente a sud di Naxos ed è circondata dalle altre isole che la riparano dal meltemi. La Chora si è anche qui sviluppata intorno alla grande chiesa di Panagia Akathi e presenta un aspetto piuttosto moderno. La strada principale viene pedonalizzata a partire dalle 18:00 e su di essa si incrociano locali e ristoranti. Al contrario di Iraklia lo sviluppo turistico è maggiore, seppure sostenibile anche se molti edifici destinati ai visitatori sono attualmente in costruzione. Nei pressi dell’antico forno ottocentesco costruito in pietra si diparte il ripido sentiero in discesa per raggiungere la spiaggia di Tsiguri. Dal lato opposto la strada conduce a Livadi, litorale con un’elegante colombaia ad una delle sue estremità. Entrambe sono ombreggiate da tamerici ma iniziano a diventare piuttosto affollate nel corso della giornata, data la loro prossimità alla Chora.

Psili Ammos, Schinoussa


Con un costoso veicolo a noleggio per due giorni saremo in grado di esplorare comodamente gli angoli migliori di Schinoussa, considerando che qui non ci sono navette pubbliche né taxi boat. Situata a nord, Spili Ammos è una scenografica baia sabbiosa. Dopo il parcheggio, il sentiero inizia con un abbeveratoio in disuso per gli animali e poi solo mare, sole e tamerici per riposare. Normalmente chi arriva qui si ferma per il pranzo nel minuscolo villaggio di Mesarià, un agglomerato di case in pietra diroccate ed invase dalle pale dei fichi d’india, una chiesetta ocra e la famosa taverna tradizionale To Petrino. Sempre a nord la spiaggetta di Gerolimnionas si raggiunge a piedi con un sentiero in discesa costeggiato da ovili con muretti in pietra. Si tratta di un luogo molto isolato e, non essendovi alcuna zona in ombra, è preferibile arrivarvi nel tardo pomeriggio.

Messaria, Schinoussa


Nei litorali meridionali Schinoussa dà il meglio di sé con gli splendidi colori delle spiagge di Almiros e Lioliou dai colori caraibici e lagune scintillanti dalle acque basse. Alygaria Kampos, riparata dal costone di roccia è la meno frequentata e si caratterizza per il suo pietrisco grigio e grandi ciottoli levigati in acque trasparenti dalle profonde sfumature verdi e blu.

Almyros, Schinoussa

 

Lioliou, Schinoussa

 

Lasciamo anche Schinoussa per fare rotta verso Donoussa, la nostra ultima tappa. Il traghetto attracca a Koufonissi (dove abbiamo trascorso bellissimi giorni nell’estate del 2016) e poi vira verso nord in acque decisamente più agitate. Donoussa, infatti, si trova in mare aperto ed è più esposta al forte meltemi.

Agios Stavros, Donoussa


Nel tardo pomeriggio eccoci arrivati ad Agios Stavros, il capoluogo dell’isola. Si tratta di un villaggio dagli angoli pittoreschi, tra cui una bella chiesa con campanile di inizio ‘900 circondata da candidi edifici e coloratissime bouganvilles in fiore. La spiaggia prospicente il porto, con delle aree delimitate in cui hanno nidificato le tartarughe di mare, divide la parte storica con quella più nuova di Agios Stavros. In quest’ultima ha sede il ristorante Iliovasilema(tramonto) e la chiesetta di Agios Ioannis da cui si gode un bellissimo panorama sulla cittadina. Si tratta di un borgo verace e più densamente abitato, con molti villeggianti greci che evidentemente apprezzano lo spirito fricchettone e libertino dell’isola e delle sue spiagge naturiste.

Agios Stavros, Donoussa


Punto caratteristico di aggregazione è la taverna sul porto To Kyma (l’onda) che opera anche da kafenio oltre che da minimarket. La famiglia che lo gestisce cucina piatti tradizionali diversi ogni giorno, per cui non esiste un menù prestabilito. Sono molti gli anziani del posto che si riuniscono tra i suoi tavoli per trascorrere le serate.

I vari punti dell’isola sono raggiungibili anche a piedi, ma occorre tener presente che alcuni percorsi possono essere alquanto faticosi ed impegnativi. Per chi non fosse particolarmente allenato c’è la navetta che parte dal porto ogni mezz’ora e che ferma in tutte le spiagge. C’è poi la barca Skopelitis Donoussa Marissa con la quale si raggiunge anche la grotta della foca.

Livadia, Donoussa


Il litorale di Kedros è quello più vicino ad Agios Stavros, poi a piedi o con altri mezzi si raggiunge la spiaggia di Livadia, caratterizzata dalla presenza di numerosi campeggiatori abusivi ed amanti del naturismo.

Kalotaritissa, Donoussa


La remota località di Kalotaritissasi trova nell’estremo nord di Donoussa dopo aver attraversato strade impervie e panoramiche. Qui si trova la nota taverna Mitsos nota per la sua proprietaria che d’inverno resta l’unica abitante del villaggio. Oltre alla spiaggia principale di ciottoli, vi sono calette più appartate dove trascorrere la giornata in pieno relax e senza affollamento.

Donoussa


E le giornate del nostro viaggio che sembravano scorrere lente sono già giunte al termine. Ripercorriamo a ritroso il nostro itinerario e siamo ancora a Mikonos nel tardo pomeriggio per prendere il volo di ritorno l’indomani mattina. La vivacità dei bar della Piccola Venezia lenisce la malinconia di fine vacanza e della chiusura del “cerchio”: abbiamo iniziato da Mikonos e, dopo diversi anni con Iraklia, Schinoussa e Donoussa abbiamo visitato tutte le Cicladi, un arcipelago di fascino indiscusso.

Mykonos


Mentre il sole tramonta brindiamo nella speranza che la bellezza che abbiamo avuto la fortuna di ammirare in questi anni possa preservarsi a beneficio della Grecia e delle future generazioni.

 

 

 

lunedì 13 maggio 2024

I VIAGGI DI VASILISSA : Da Evia a Evia 2023

di Maggie Evans

E poi si ritorna alla base, base che ormai da 4 anni è diventata la bellissima casa di Vasilissa: non è la famosa casa blu di Kastellorizo dove non siamo ancora mai stati, ma è un cantiere a conduzione familiare un po’ polveroso ma molto allegro e fiorito che si affaccia sulla spiaggia di Sipiada a 3 chilometri da Limni, Eubea.

Livaditis boatyard

Credo non lo cambieremo mai anche se mai dire mai, perché qui siamo felici noi e secondo me è felice pure βασιλισσα (se mai un oggetto potesse esprimere un sentimento, ma una barca è un oggetto molto animato, nel senso che ha una grande anima, un’anima errabonda e felice); quest’anno ha vagato davvero per mezzo Egeo, è partita per il suo solito itinerario d’inizio stagione che da Limni la porta alla traversata notturna del ponte di Chalkida. Chalkida è la città delle acque folli e lo stretto di Euripo e la sua mitologica corrente sono da secoli oggetto di innumerevoli congetture;

Vasilissa sul lato nord di Chalkida

Ci ha provato Aristotele a spiegarla, ci ha provato Eratostene, ma la verità è che ancora oggi nessuno ha compreso i bizzarri irregolari moti delle maree dell’Euripo e anche noi ogni anno ci prepariamo all’attraversamento pieni di incognite. Durante il pomeriggio si va nell’ufficio preposto a dare il nome dell’imbarcazione, i documenti e a pagare il passaggio (circa 30€), dalle 21 in poi radio vhf accesa in attesa che  chiamino le imbarcazioni ed in genere non avviene mai prima delle 23 se si è fortunati. Al momento del passaggio ci si trasforma in un’attrazione perché abitanti e turisti si radunano sul ponte per salutare il passaggio delle barche: è un momento un po’ ansiogeno ma molto bello e adrenalinico.


Karystos

Superata questa ‘formalità’ sei dall’altra parte! In genere buttiamo  l’ancora nello specchio d’acqua subito dopo il ponte, davanti la stazione, un bicchierino d’ouzo per festeggiare la riuscita impresa, e la mattina pronti a ripartire: le tappe intermedie variano, quest’anno ci siamo fermati alla microscopica Porto Boufalo, una piccola baia ben riparata, con tanti gatti, un veliero arrugginito alla boa che sta lì da chissà quanto tempo, due taverne e poi via, verso la mitica 'Hotel California Karystos'.

 Qui soffia spesso un numero di nodi imprecisati e dove si sta benissimo perché è proprio quella vecchia Grecia che amiamo, con il lungomare pieno di bar old style, belle spiagge inclusa quella della cittadina, buon approvvigionamento di frutta e verdura, un paio di vinai, insomma davvero un luogo felice.. ed è questa la ragione per la quale non sappiamo mai quando la lasceremo,appunto come l’Hotel California ‘You can check-out any time you like but you can never leave’ :)

Ma invece ce la facciamo a lasciare Karystos anche questa volta: prendiamo lo Steno Kafirea, schivando le decine di cargo che lo solcano ogni giorno verso l’immenso bianco e blu delle Cicladi con la lucente bellissima Andros che ogni anno ci appare per prima e segna il vero inizio del mondo delle isole. Andros l’anomalia verde delle Cicladi,in primavera vestita del giallo e del profumo delle ginestre, meteo permettendo ci accoglie in genere a Vlychada, una spiaggia bellissima e solitaria, quest’anno invece tutti i siti meteo suggerivano di tirare dritto e così si abbiamo iniziato da Batsi, ancora mezza addormentata dopo la lunga pausa invernale; immancabile giro alla splendida elegantissima Chora e il mio posto prediletto sia da terra che dal mare: Paleopoli e il porto romano sommerso!
Andros Chora


Paleopoli


Batsi

Per il quarto anno con la nostra Βασιλισσα qualcosa di vecchio: Andros, Syros tappa obbligata per la raccolta di capperi a Finnikas, e una passeggiata nella splendida Ermopouli,Paros-toccata e fuga infernale a Paralia Monastiri, davanti Naussa, per questioni meteorologiche e di rotta ma la trasformazione in parco divertimenti di questa spiaggia è uno scempio, come non ho mai amato Naussa. Paros per fortuna nonostante il successo e il sacrificio di alcune sue zone al Dio del divertimentificio, mantiene il suo innegabile fascino.

Ermoupoli


 

Syros
Syros Ermoupoli

 

 

Nuovo per noi è stato invece lo scalo a Naxos, che per la maggior parte dei malati di Grecia non ha certamente segreti: a me ha rivelato cose meravigliose, soprattutto il profondo sperduto sud

Naxos
Naxos
Naxos Kalantos


Naxos Kalantos

Naxos Kalantos


Proprio di fronte alla splendida baia di Kalantos, si trova Iraklia il mio grande amore, piccola, placida, serafica, con un fantastico porticciolo presidiato da Patata, il gatto 🐈 il capitano di porto più figo dell’Egeo, le sue pochissime spiagge e ancor meno numerosi negozi, che la rendono per fortuna poco appetibile ai più in cerca dei ‘famigerati negozietti e localini’ e che le  preferiscono  la Formentera delle Cicladi (ovvero Koufonissi); insomma per me Iraklia è davvero un’oasi di pace, l’incarnazione del dolce far niente, le giornate scandite dall’arrivo dello Skopelitis con gli abitanti che scendono a recuperare pacchi e merce varia e i pochi turisti vengono a vedere chi arriva e chi va: noi ci godiamo lo spettacolo dal pozzetto della nostra Vasilissa e in quei momenti penso che non c’è luogo più bello e struggente del nostro Mediterraneo.

Patata in visita su Vasilissa al porto di Agios Georgios
 
 
 
Iraklia Agios Georgios


Poi la dolce sinuosa Skinousa con alcune bellissime baie di acqua davvero cristallina, e Koufonisi: ha un mare incredibilmente bello, sono famose le immagini delle barche dei pescatori che sembrano appoggiate su una lastra di cristallo sottilissima, ma ha venduto l’anima al diavolo e potrebbe stare pure alle Baleari anche per i prezzi assai poco popolari);

Skinousa

Skinousa

 

 

Koufonisi


E per chiudere il cerchio delle Cicladi, l'immenso grande BLU di Amorgos, la Ciclade per eccellenza, patria del mitico Skopelitis e che racchiude in sé l'essenza tutta dell’arcipelago. Purtroppo non ha molti ridossi praticabili per i naviganti, molto rocciosa e spesso il mare è una lavatrice; ma Katapola, il porto principale dell’isola, è un posto bellissimo dove sostare e ci sono scooter in affitto a prezzi ancora onesti per girare sulle sue strade spazzate dal vento incessante facendo zig zag tra le capre! E’ incastonata in un’ampia baia, divisa in tre insediamenti e si può passeggiare tra l’uno e l’altro, sul lungomare o attraverso magnifici sentieri immersi tra alberi da frutto e case dai balconi fioriti. Purtroppo la fama dello splendido monastero di Chozoviotissa ha iniziato ad attirare anche le navi da crociera con il loro carico umano e di bus; ma il pomeriggio se ne vanno e Katapola torna ad essere il meraviglioso porto che ogni sera accoglie lo Skopelitis al termine del suo periplo quotidiano.

Amorgos

L’aggettivo forse più abusato quando si parla della bellezza di Amorgos è aspra: per me è semplicemente una delle isole più belle dell’Egeo. 

Amorgos Katapola

Il vento a volte è così forte che ti sposta perfino il motorino e la questione del vento si presenta anche per la traversata verso il Dodecanneso: ci possono essere giorni migliori di altri ma quello ottimale fino ad oggi non l’abbiamo ancora trovato. Tra le possibili rotte, questa volta abbiamo optato per Levitha.

Levitha

Levitha è un’isoletta dove da duecento anni vive la stessa famiglia dedita a capre, un po’ di pesca e alla piccola taverna che accoglie i diportisti che attraversano dalle Cicladi al Dodecanneso e viceversa. In mezzo ad un bellissimo nulla.

Purtroppo la barca non è una democrazia e nonostante il mio impellente desiderio di tornare a Kalymnos e Telendos, il marito capitano ha deciso che la rotta sarebbe stata invece Leros, e le decisioni del capitano non si discutono: conto di rifarmi a terra però:)

Scelta non solo da lui ma da tanti italiani, turisti ma anche molti pensionati che di Leros hanno fatto il loro buen retiro; ma la scelgono anche tanti marinai che come noi d’inverno lasciano la barca in Grecia, grazie ai 3 cantieri nautici, maestranze varie e una grande Marina nonché un porto comunale gratuito.

Lakki Leros

Leros ha un’anima desueta, nostalgica, d’altri tempi, i viali alberati di Lakki e l’architettura razionalista che la prima volta che vidi la torre dell’orologio, pensai di essere sbarcata a Sabaudia. Ma c’è molto altro, spiagge poco leccate, veraci, anni 50’, c’è anche l’ex ospedale psichiatrico, l’hot spot dei migranti, tante cose difficili da riassumere in poche parole, cose belle e cose tristi, una bellezza malinconica e suadente; insomma un appiglio ad un’atmosfera d’altri tempi, qualcosa che da noi sta svanendo e forse per questo che in tanti l’amiamo. A Leros si passa sempre qualche giorno tra rade, come Xirocampos o Blefutis, una passeggiata ad Agia Marina e l’infuocata Lakki, approdo per tanti naviganti, un posto dove è facile ritrovare ed incrociare equipaggi amici.


Leros


Leros Agia Marina


Quest’anno abbiamo saltato tappe meravigliose e per me fondamentali come Ikaria su tutte, Fourni e Arki per andare alla scoperta della defilata Agathonissi sulla quale non so ancora bene cosa dire se non che ho apprezzato la sua marcata lontananza dalle basi charter più note e un senso di beata solitudine; da qui un faticoso navigare controvento ma molto appagante per la purezza e bellezza profonda ed essenziale delle isole tutte un po’ più distanti.

Agathonisi
Agathonisi


Scontri tra Titani: Vasilissa ad Agios Georgios Agathonisi

La meravigliosa lussureggiante Samos, Chios, Oinusses, Lesbos e Limnos; era la seconda volta che passavamo per Samos ed insieme a Chios e alla mia adorata Ikaria, hanno risposto all’eterna domanda: se dovessi vivere su un’isola Greca, quale sceglierei? Samos è molto conosciuta e credo di non poter raccontare nulla di nuovo sui suoi sentieri, sui suoi mille villaggi, sulle sue vedute, le sue foreste, le sue spiagge.. nulla che già non si sappia dunque dirò solo che è BELLA BELLA e che si mangia da Dio!

 

Samos

Samos

 

Vasilissa a Emborio
Chios Town
Chios Town

Chios, con un mare dalle trasparenze commoventi e spiagge varie, alcune strepitose e nere, altre inspiegabilmente deserte, bei villaggi tradizionali, un’atmosfera tutta sua, un paio di porticcioli perfetti tipo Lithi, per goderti le esplorazioni a terra lontani anni luce dai charter festaioli degli arcipelaghi più battuti, non ti fa rimpiangere le isole precedenti; porti semplici dove come vicino hai il pescatore che con la moglie ripara le reti e lancia pescetti ai mille gatti che si aggirano tra la banchina e le taverne.

Pyrgos Chios
Georgios a Limenas Lithi
Agiasmata
Una delle tante incantevoli spiagge deserte di Chios

Kampos Chios

E accanto, vicina vicina che la puoi sfiorare, c’è Oinousses, piccola e affascinante isola degli armatori con il minuscolo museo che ne racconta le glorie, schiacciata tra la sorella maggiore e la Turchia.

 

Oinousses

Plomari Lesbos
Plomari Lesbos
Piomari Lesbos

A Lesbos mi sono innamorata di Plomari, un po’ perché è la capitale dell’Ouzo, un po’ perché ha qualcosa di un po’ folle ed estremamente autentico.


Abbiamo passato notti stellate in alcune bellissime baie ma se è vero che andando per mare si può accedere a tanti luoghi difficilmente raggiungibili via terra, è altresì vero che per vederne altri a terra devi scendere dalla barca e lasciarla soprattutto in sicurezza e il Marina di Mytilene è perfetto: abbiamo però trovato auto carissime per il nostro budget e ci siamo accontentati di una gita in giornata in Turchia ad Ayvalik. Quel poco che ho visto mi è piaciuto comunque molto: Mytilene è allegra, piena di locali e di vita, una cittadina vera, non un posto che si accende e spegne seconda le stagioni.

 

Mytilene


Lesbos

 

Sigri (Lesbos)
Alba verso Limnos

Sigri è una bella rada protetta dominata dal castello che versa in uno stato di abbandono purtroppo, con una manciata di casette, qualche taverna e bar che fanno da cornice. L’insieme è suggestivo e ci offre una nottata stellatissima preludio di un’alba meravigliosa che ci accompagna mentre tiriamo su l’ancora rotta Limnos. 

 

Limnos

Da tanti anni quest’isola mi ronzava in testa e arrivarci con la nostra barca è stato davvero emozionante. Il mare purtroppo a sud era un po’ ‘verde’ dicono che siano le correnti dallo stretto dei Dardanelli con la temperatura dell’acqua troppo elevata ed è un fenomeno che si verifica da qualche anno da metà estate in poi. Ma a nord è molto bello e l’isola ti ripaga con luoghi inusuali e magici, dune color ocra, formazioni che sembrano uscite dai deserti di Guerre Stellari,  buon vino ed un porto pieno di vita  dominato da un kastro impressionante.

Limnos
Limnos
Limnos

Kira Panagia
Shipwrek bay Peristera

Il nostro lungo viaggio prosegue a questo punto per le Sporadi dove siamo stati già altre volte, ormai è fine agosto e Limni ci attende, quindi le passiamo un po’ velocemente: stop a Kira Panagia di una sola notte (il parco marino di Alonissos ora è a pagamento ed è un po’ un salasso) un paio di notti alla Shipwreck bay di Peristera, un paio a Neo Klima Skopelos per salutare degli amici e finalmente lo strepitoso golfo di Volos.

Neo Klima Skopelos

 

Strepitoso non tanto per il mare (molto limpido sulla costa esterna del Pelion, come la selvaggia Chondri Ammos dove sarei rimasta giorni e giorni, ma meno pulito all’interno del golfo), ma per le sue vedute maestose a strapiombo sul blu, villaggi di montagna, distese di meli, ulivi, peri, abeti, salici, castagni, vigneti, fresche taverne all’ombra di platani giganti, piccoli porti accoglienti dall’atmosfera un po’ nostalgica e retrò, pittoreschi porti, dove aleggia nell’aria il profumo di sardine grigliate, crudi di mare spaziali a Volos (una piccola Bari😋): Il mitologico monte Pelion abbraccia con tutta la sua bellezza la parte nord del golfo di Volos

 

 

Lafkos (Pelion)

I fantastici Tsipouradiko di Volos
Kottes (Pelion)  Vasilissa fa amicizia
Kottes
Zagora (Pelion)

Chondri Ammos

 

Malauguratamente, poco dopo il nostro passaggio, la regione è stata colpita da una violentissima alluvione, durante la quale ci siamo rifugiati per diversi giorni ad Orei (qui si possono affittare biciclette e pedalare pedalare pedalare tra bellissimi campi fino alle spiagge che si affacciano sul golfo di Volos). Danni e devastazione incalcolabili, che hanno coinvolto purtroppo il già martoriato nord di Evia ferito dall’atroce incendio del 2021

Desolazione dopo l’alluvione a Megalo Livadi
Orei

 

Aedipsos e le sue magiche pozze termali

 


Il mio baretto del cuore a Limni

Una seconda violentissima scarica di pioggia si è abbattuta di nuovo a fine settembre, allagando anche il nostro cantiere dove eravamo nel frattempo rientrati. Ma Evia e la Grecia tutta hanno una tempra forte e ogni volta si rialzano ed io non vedo l’ora di rituffarmi tra le sue onde, giocare di notte con la luminescenza, farmi scompigliare dal meltemi, carezzare i suoi milioni di gatti, inebriarmi con il profumo di timo, origano ed elicriso, assordarmi con le cicale di giorno, i campanacci delle capre al tramonto che scendono ad abbeverarsi prima di rientrare ai caprili e addormentarmi con i grilli la notte; sedermi sotto le fronde di platani e gelsi, un kafeneio dopo l’altro, una taverna dopo l’altra, un quartino di lefko krasi e un ouzo dopo l’altro.. e infinite altre bellissime cose che questo paese così apparentemente semplice ma assolutamente unico, ci regala.

Ah.. siamo tornati in 4… lo sapevo che prima o poi sarebbe accaduto :) Spyros e BoboulinaMoussaka