martedì 11 dicembre 2018

NON OMNIS MORIAR(Non Tutto Muore)

di Giuseppe Brenna

(memorabilia di Rodi e Simi – anni ’90)

 

… a 20 anni di distanza, ecco una nuova lettera ritrovata nei vecchi cassetti. Altre pagine di una lunga corrispondenza epistolare che mio padre intrattenne con Graziella, giovane insegnante conosciuta assieme alla sua collega Liliana quando, giovanissimi, si trovavano nel Dodecaneso sul finire degli anni ’30, nell’epoca in cui ci si riferiva a quell’arcipelago come alle “Isole italiane dell’Egeo”.




Racconti scritti con una calligrafia elegante ed ormai desueta che rimandano ad un passato avvertito lontano dagli stessi che ne furono protagonisti e che lasciano trasparire una nostalgia profonda non solo per la perdita di tutto ciò che il nostro Paese era stato capace di realizzare dopo immani sacrifici, ma anche per una svanita giovinezza che fa ricordare persino i momenti più bui della vita con un senso di rimpianto.

 
Nonostante quei luoghi lontani fossero indissolubilmente legati alle stragi dei tedeschi e a quell’immane tragedia che fu il secondo conflitto mondiale, le isole sono descritte in quelle pagine ingiallite quasi come un luogo di pace interiore e mio padre, che vi aveva combattuto mettendo a repentaglio la propria vita, le avrebbe portate nel cuore sino alla fine.

Pochi e fugaci sono i riferimenti alle incombenze quotidiane, le riflessioni ricadono inevitabilmente a quell’esperienza che aveva profondamente segnato le loro vite, agli ideali traditi ma anche alle labili speranze di rinvenire le tracce della presenza italiana sulle isole, nonostante il tempo trascorso e l’oblio imposto dai vincitori.

Graziella torna a Rodi e Simi dopo la guerra, ormai diventate parte della Grecia, e le descrive senza alcun revanscismo. E’ lieta di trovarle fiorenti, ma soprattutto quasi commossa nel riscontrare come ancora si parli la lingua che lei tanti anni prima insegnava nelle scuole.

Non sono solo gli edifici a ricordare l’Italia ma anche e soprattutto le persone.

Da quella lettera sono trascorsi tanti altri anni, eppure a molti sarà capitato di rinvenire quelle tracce del passato, soprattutto quando sono gli stessi greci a riesumarle spontaneamente nei loro racconti… ricordo io stesso dell’incontro con un maturo architetto a Lipsi che riferiva dello sviluppo del Dodecanneso che sarebbe rimasto indietro di 50 anni se il nostro Paese non lo avesse strappato agli Ottomani nella seconda metà dell’800.

Nonostante la storiografia ufficiale e le guide turistiche odierne tendano a liquidare quel periodo con poche e fugaci parole negative, emerge una realtà che troppi italiani non conoscono o tendono a dimenticare quando ricercano solo mare e lidi incontaminati … eppure fu proprio l’Italia a dare impulso al turismo e a trasformare Rodi in una ambita destinazione con il Grande Albergo delle Rose, conosciuto negli anni ’20 come il sogno dell’est, e diventato un affascinante polo di attrazione per il jet set internazionale.

Quei sentimenti di nostalgia della lettera sono in parte gli stessi che inspiegabilmente assalgono, al termine delle brevi parentesi estive, tutti coloro che si allontanano dalle isole egee e che, vedendole sparire dall’orizzonte mentre la nave se ne allontana, spingono a tornare… ma quelle parole scritte in stile dolcemente “obsoleto” rappresentano per me anche un’insperata occasione di ricordare ciò che tante volte ascoltavo da ragazzo da mio padre con scarsa attenzione e che oggi mi fanno pensare al fatto che non tutto muore, soprattutto in questo periodo dell’anno. Non omnis moriar
 

 

 

“Faenza, 9 Dicembre 1998

 

Carissimo,

 

mi è difficile col freddo di questi giorni ritrovare l’entusiasmo e il piacere del viaggio a Rodi e Simi con Liliana.

Ma è stata proprio un’occasione da non lasciarci sfuggire. Giornate splendide.

Rodi ci è venuta incontro come un caleidoscopio di luci, di colori, di lingue diverse, con un turismo intenso nonostante non fosse ancora alta stagione.

La zona dei grandi alberghi oltre Trianda continua ad allargarsi. Trianda quasi non esiste più: non ci sono più gli aranceti, pochissime le bianche casette in riva al mare.

Rodi centro naturalmente è rimasto com’era. Alcuni edifici pubblici hanno solo cambiato destinazione. La Chiesa di S. Giovanni è diventata ortodossa. L’Albergo delle Rose finalmente non è più transennato: ci sono i muratori e pare che debba diventare una casa da gioco.

La maggiore commozione è stata arrivare a Simi. Prima fermata: Panormiti. E sono incominciati i ricordi! Poi il centro: niente di nuovo se non le bancarelle con le spugne e poco altro, schierate sul lungomare. D’altra parte Simi non può cambiare: inoltre la guida ci ha detto che esiste un vincolo per tutta l’isola per cui deve rimanere con le stesse caratteristiche. Ma meraviglia! Ci sono le automobili: dal porto per l’interno dell’isola.

A un certo punto Liliana ed io abbiamo lasciato il gruppo e siamo andate in cerca dei nostri vent’anni !! Ma subito è giunta l’ora della partenza e mentre la nave si allontanava ho pensato a quanti di noi … non ci sono più.

Tristezza – nonostante la gioia di essere a Simi – e rimpianto, perché quasi certamente non ci torneremo più.

E ci ha fatto piacere che sia a Rodi che a Simi hanno un buon ricordo degli Italiani e quasi tutti sanno parlare la nostra lingua, anche i giovani che con un certo orgoglio dicono di averla imparata dai loro genitori.

Bene! E tu come stai? Spero che tutto vada per il meglio per te e la tua famiglia.

A tutti auguro un felice Natale e buon 1999.

 

Saluti sempre affettuosi

 

Graziella”