sabato 14 marzo 2020

LETTERE DALLA CALCIDICA

di Mary


[PREMESSA: questo diario è fatto di lettere, più che informazioni turistiche dettagliate contiene quello che volevo mostrare a mia mamma, che in quel periodo era appena uscita dall’ospedale, per distrarla un po’]

Giovedì 1 giugno 2017

Giorno 1 - Si parte!   

Imprevedibilmente e incredibilmente si parte. Calcidica, meta sconosciuta ai più, che puntavo come un gatto da quando, un paio di anni fa, mi sono imbattuta in una sua assurda fotografia: polpi stesi come bucato in una spiaggia dal mare irresistibile... 

L'areoporto di Bergamo non arriva mai, il volo invece è velocissimo: appena un’ora e mezza per sorvolare le frastagliate coste croate, la Bosnia, il Montenegro con i suoi laghi, uno spicchio di Albania, la Macedonia macedone e atterrare al Thessaloníki airport. Il posto finestrino e un cielo terso mi han permesso di ammirare tutto come fosse una carta geografica spiegata sotto di me, il gps offline di sapere cosa stavamo sorvolando. 

In aeroporto c'è un omone con il mio nome scritto sbilenco su un cartello altrettanto sbilenco, lo seguiamo e ci porta all'auto noleggiata, una Polo blu nuova (aprile 2017!) dalla cilindrata di una lumaca, potete stare tranquilli. 

Un'ora di polveroso tragitto e entriamo nella penisola di Kassandra, prima delle 3 che compongono la calcidica. In realtà la penisola è un’isola, finisce a collo di bottiglia e un canale la separa dalla terra ferma. Curiosi osserviamo il mare avvicinarsi di qua e di là. Percorriamo una strada un po’ secca, tra cartelloni pubblicitari di agenzie immobiliari ed esercizi commerciali costruiti a metà. L’aria profuma di estate che sta arrivando.

Giunti ad Afytos un gomitolo di strade strette ci porta davanti alla nostra sistemazione: una costruzione gialla con finestre azzurro pallido come le ringhiere in legno dei terrazzi affacciati sul mare. La reception è deserta, ma come spesso accade negli studios della Grecia facendo un po' di rumore spunta il proprietario, che in genere abita in uno degli appartamenti. La stanza è spaziosa, essenziale e con una finestra fantastica. Un piccolo supermercato di fianco agli studios ci fornisce acqua e creme solari. 

Sono le 20 (19 in Italia), l'assenza del pranzo si fa sentire… disfatti i bagagli iniziamo ad aggirarci famelici per le strade del paese, ammirandone facciate e i panorami. I locali del lungomare sono esteticamente stupendi ma sembrano un po' troppo acchiappaturisti, nell’interno ne troviamo uno di nome Strombouli che si rivela perfetto per mangiare piatti tipici, ci sediamo nel patio sotto a una vite gustando polipo e sardine, e come da gradita usanza il dolce è offerto dalla casa. 

La cameriera ci chiede informazioni sull'Italia, suo paese preferito dove è stata più volte e cerca sempre di andare in vacanza… ridiamo insieme, a noi il maldigrecia a lei il malditalia, sua prossima meta sognata Firenze. Satolli passeggiamo e andiamo a dormire, cinguettii e sciabordio di acque di sottofondo… 
venerdì 2 giugno 2017

Giorno 2 – Afytos  

Ho scoperto che Aristotele era originario della Calcidica, e infatti molte cose qui portano il suo nome. Afytos, il paese dove alloggiamo, è delizioso. Curiosamente sembra un borgo di montagna, con le sue case dalle facciate di pietra, i balconi di legno e le strette strade tortuose, e invece affaccia sul mare, e che mare… Dal balcone contemplo l'alba, mentre sul balcone della stanza accanto una signora inglese medita e fa yoga facendomi venire in mente Kung Fu Panda. Un sole rosa spunta dalle acque immobili e da quel momento inizia un gran traffico di rondini e volatili vari, canto di galli, oche e chi più ne ha più ne metta… io che avicola non sono torno a dormire un altro poco.

Dopo una colazione con succo d'arancia e biscotti sul balcone ci bardiamo e incamminiamo verso la spiaggia. Per darti un’idea il paese è tutto in alto, un po' come da noi, e da una passeggiata tipo il nostro viale si vede che in basso, invece dei noiosi campi, splende il mar. 

Superiamo cespugli e prati di papaveri ed ecco la spiaggia: è bianca e selvaggia, il sole implacabile e il mare piatto sfoggia una serie di tonalità di azzurro stupende. Sullo sfondo le montagne violacee della penisola di Sithonia, prossima meta. Alle nostre spalle cespugli, in spiaggia solo noi e una ragazza con un ombrellone bianco e rosso, all'orizzonte. Sembra una cartolina, una di quelle foto in cui si è miracolosamente riusciti a far spostare tutti per prendere meglio il panorama. C’è un cielo che non si può spiegare, te lo porgo in fotografia.


L'acqua è fredda e così trasparente che sembra… non esserci, più che di nuotare sembra di volare sopra i pesci che guizzano tra i sassi sotto di me. Persone iniziano a spuntare, scopriamo che in realtà basta superare delle rocce per finire in popolati beach bar: come i nostri bagni, ma ti forniscono gratuitamente ombrellone e lettini se fai una consumazione. Pranziamo nel pergolato ombreggiato di una taverna affollata, i tavoli sono quasi in spiaggia, gatti di ogni taglia si aggirano discreti ai piedi dei numerosi commensali. 10 € in due per uno sgombro affumicato, feta grigliata con insalata di pomodori e un piatto di olive…  Astutamente ho scordato di mettere la crema e ora i miei piedi sembrano due aragoste con le bolle. Dopo una pausa dal sole torniamo in spiaggia, dove ragazzini greci festeggiano un compleanno con tanto di palloncini, striscione e tavolo di torte, rumorosi e felicissimi. Li rivedremo ore dopo il tramonto, tutti insieme nel cassone di un pick-up diretto chissà dove, ancora in costume e intenti a cantare e schiamazzare.

Contemplo i barchini ormeggiati davanti a me finché il cielo non inizia a tingersi di rosa. 

La sera passeggiamo alla scoperta di ogni vicolo di Afytos, dove adocchio interessanti souvenir. Contrariamente alle nostre abitudini torniamo a mangiare nel posto di ieri, dove ci accolgono festanti e sorridendo ci danno lo stesso tavolo.

Sabato 3 giugno 2017

Giorno 3 - beach bar e Juventus  

Ti scrivo dalla spiaggia, gli occhi socchiusi per vedere lo schermo, il cellulare che ogni tanto mi casca sul naso e Luca che mi prende in giro perché all’ennesima volta in cui mi ricordava che qui manca il wi-fi gli ho fatto solennemente notare che non stavo navigando ma guardando le mie “note personali gratuite”, e questa cosa lo ha fatto molto ridere...


Sveglia casuale alle 5,40 per contemplare l'alba per intero, spettacolo notevole. Decisamente più tardi ci incamminiamo verso una spiaggia nuova, a sud di Afythos. Percorriamo sciabattando una discesa panoramica e quando iniziamo a pensare che non porti da nessuna parte ecco spuntare ombrelloni di paglia e musica. Ogni ombrellone ha tre lettini, per starci tutto il giorno basta una consumazione a persona da 4€, consumazioni che utilizziamo per pranzare con due toast. Giornata in ammollo in un mare che sembra una piscina tanto è fermo e trasparente, il fondale in sabbia bianca fa risaltare i pesciolini e paguri.  Solo l’entrata in acqua è resa un po’ ostica da una foresta di sassi, bisogna iniziare a nuotare in 50 cm di acqua per evitare eventuali ricci... io poi senza occhiali vedo così poco che è un terno al lotto, ma la fortuna è con me e riesco ad evitare spinosi incontri. L’acqua sfuma dal celeste al violetto, un giorno o l’altro dovrei raccogliere le mille foto che ho fatto al mare e creare il pantone “azzurro grecia”.

Sulla salita del ritorno ci imbattiamo in un serpente gigante ma spiaccicato da un'auto... 

Serata in un locale che trasmette la finale della Juventus… c'è un'ora di fuso orario, la partita qui inizia alle 21.45. Non sono molto ottimista, ma vuoi non vederla? Prenotiamo due sgabelli in un locale carino, il Soboro, dove il gestore simpatico ci fa scegliere la visuale che preferiamo e promette tifo. Dopo un gyros (un panino greco) torniamo al Soboro ormai pieno di persone. Siamo gli unici italiani, e a parte degli inglesi tifano tutti Juve… Ma nonostante un goal meraviglioso di Mandzukic non va, coppa stregata pazienza…  barcollanti per il troppo Ouzo vaghiamo ancora un po’ tra le strade illuminate di Afythos... si sta così bene qui...

Ora è l'alba, ultima qui ad Afytos perché oggi ci spostiamo nel secondo dito della Calcidica, Penisola di Sithonia, a Sarti. 

Apprendo brutte notizie terroristiche di Londra e del panico a Torino, che tristesse 

Ti mando un abbraccio e qualche foto di ieri, riguardati.


Domenica 4 giugno 2017

Giorno 4 - il benvenuto di Sithonia  




È domenica mattina, alle 7 canti ortodossi e campane iniziano a diffondersi tra le vie di Afytos. Oggi ci sposteremo nella penisola di Sithonia, proprio qui di fronte, e metterò piede su quella costa che fa capolino all'orizzonte in ognuna delle foto che ho scattato finora. 

Chiusi i bagagli, dopo un’ultima passeggiata tra negozi di souvenir e caffè pieni di turisti accoccolati sornioni davanti a megabicchieri di caffè greco, lasciamo Afytos in direzione Sarti, paese a sud est della penisola di Sithonia. 

Per arrivarci scegliamo di percorrere tutta la costa ovest e poi risalire. 

Sithonia è più montuosa e più verde, ci accoglie con pinete alternate a uliveti e rocce. Prima tappa a Nikiti, paese dal gradevole lungomare gremito di beach-bar. Nikiti si rivela ostile, e così dopo due fallimentari tentativi di pranzare, in cui si dimenticano di portarci i toast, e poi proprio di prenderci le ordinazioni, optiamo per proseguire facendoci da soli i panini al mini market.  

Proseguendo verso sud troviamo un belvedere ombreggiato per mangiare contemplando la baia. Proseguendo ancora superiamo Toroni, paese tutta spiaggia in cui da un lato ci sono le domatia (come le Zimmer frei dell'Austria) e dall'altro una striscia di sabbia lunghissima, con tavolini e sdraio. Toroni ha un’aria veramente old style, con la sua fila di chioschini, sedie buttate in mezzo al nulla e corpulenti occupanti. Dopo Toroni ecco Porto koufo, paese quasi inesistente (5 case e dei camper?) affacciato su una baia quasi completamente chiusa, tanto che il mare sembra un lago, piatto e profondo.  Dopo curve e capre eccoci nel punto più a sud dell'isola, dove manchiamo la stradina per raggiungere il porto e proseguiamo per la nostra meta, Sarti. Paese preferito da ungheresi, bulgari e turisti dell'est proprio di fronte al misterioso Monte Athos, che si staglia sullo sfondo di fronte a noi. Lo studios Asteras è nuovo e molto carino, la stanza ha un balcone sul prato inglese e profuma di buganvillee. Quando arriviamo i proprietari sono a tavola, (alle 5 di pomeriggio?) e si interrompono per mostrarci la stanza. Sarti ha un'aria retró, gruppi in visita organizzata seguono guide e se ne stanno a faccia in su davanti a case apparentemente qualsiasi ascoltando spiegazioni in lingue a noi incomprensibili. Il centro è pieno di ristoranti e negozi di paccottaglia, mentre sulla lunghissima spiaggia ci sono file di colorati beach bar e locali moderni. Ceniamo in una taverna tra slavi tozzi e panciuti e gattini circospetti che a fine pasto strapazzo un po'. Moussaka, suvlaki, sgombro affumicato e vino bianco con 18€ in due. Satolli passeggiamo ancora in poco e rientriamo, domani spiagge! :) 
Lunedì 5 giugno 2017

Giorno 5 - Porto Kalamitsi  



La spiaggia di Sarti è ampia e con vista sull'onnipresente Monte Athos, ma decidiamo di vedere una delle spiagge dei dintorni. A una ventina di km da qui, in una baia all'estremo sud di Sithonia, c'è Porto Kalamitsi, un paese molto piccolo che ha fama di avere una spiaggia stupenda. La scelta si rivela azzeccata: sabbia bianca, acque quasi ferme e limpide, panorama su baia e isolotti. Dato il sole implacabile scelgo un ombrellone con due lettini in riva al mare di fronte all'isolotto, arriva un cameriere a ritirare il pagamento per l'ombrellone (due euro e mezzo) e ci porta dell'acqua, omaggio per chi prende l'ombrellone… La mattinata procede con grandi sguazzamenti, facilitati da un ingresso in acqua soffice e privo di sassi. Pranziamo con un toast tra i variopinti cuscini del beach bar, altri due euro e mezzo con acqua in omaggio. Per la prima volta da quando siamo a Sithonia sento parlare italiano, tra i pochi occupanti degli ombrelloni ce ne sono diversi, come tutte le volte in cui ci troviamo in un posto bello e un po’ sperduto. I lettini sono tantissimi ma quelli occupati pochi, a stagione avanzata immagino ci siano orde barbariche di bagnanti. Mi diletto a guardare le targhe: bg (Bulgaria) vince di poco su Sb(Serbia?) e Ro(mania), un po' staccata Cymk che credo sia la Macedonia o il montenegro, boh Noi siamo rari, in genere accolti con un po’ di stupore e un sorriso.

Famigliole dai componenti quadrati (intendo proprio la forma, faccia compresa) sono accampate nella sabbia, il nome più urlato per richiamare bambini in fuga è Dimitri. Come avevamo previsto Luca ha mal di pancia e legge libri sotto l'ombrellone mentre io sguazzo e abbrustolisco, tentando vanamente di tenere i piedi ustionati all’ombra. Dopo un imprecisato numero di ore in spiaggia, bruciaticci ma rinfrescati, torniamo a Sarti. Facciamo aperitivo sul balcone con del succo di arancia, per poi uscire in cerca di un posto dove cenare. I locali sono tantissimi, il tramonto in corso e la spiaggia, in parte trasformata in campo di calcio con tanto di porte, piena di bambini che giocano. Alla fine della passeggiata, superate taverne dai tavolini multicolore appoggiati direttamente alla sabbia, vediamo dei polipi stesi ad asciugare, proprio come fossero bucato, proprio come in quella foto che mi ha fatto scoprire la Calcidica. Finiamo così a mangiare su una balconata affacciata sul mare proprio di fianco ai polipi, con i soliti felini discreti tra i piedi, e gente che tenta di farsi dei selfie così vicina al curioso bucato da rischiare di finire con la testa tra i tentacoli, o peggio, nel mio piatto.
Martedì 6 giugno 2017

Giorno 6 - orange beach  



Oggi la meta è l'Orange Beach, caletta poco a nord di Sarti che ha fama di essere la più pittoresca spiaggia di Sithonia. L'unico difetto che le trova il sito internet delle spiagge (mi documento nottetempo…) è che si rischia di non trovare posto. 

Ma siamo in bassa stagione e arriviamo presto, per cui il posto non manca, anche se per la prima volta ci troviamo in mezzo ad una variopinta folla, in parte riparata da ombrelloni tutti diversi e sbilenchi. Quando arriva qualcuno i bagnini aggiungono un ombrellone e ci si stringe un po', come in quei tavoli rotondi dove non si sa mai bene in quanti ci possa stare.  Visti da lontano sembriamo un piccolo circo.

La spiaggia è composta da più calette ai piedi di una pineta, vale il campeggio libero per cui tende canadesi spuntano come funghi. Ci si può arrampicare sulla scogliera e contemplare il panorama dall'alto, oppure dondolarsi da un'altalena appesa a un ramo della pineta. Torniamo al beach bar,  dove trascorriamo la giornata. Anche qui acqua cristallina e surgelata, sabbia bianca e pesciolini a strisce che sguazzano sul fondale. Purtroppo Luca non è in forma e agonizza digiuno sotto l'ombrellone mentre io faccio molteplici bagni e incremento la mia scottatura, facendo attenzione a non congestionarmi con l'acqua fredda, mentre davanti a noi slavi temprati bevono birre ghiacciate mangiando pollo fritto direttamente nell'acqua…  Verso le 17 lasciamo la spiaggia e torniamo a Sarti, per l'ultima notte prima dello spostamento a Ouranopoli 

Sarti, come gli altri micropaesi di Sithonia, è stata fondata dai profughi greci scacciati da Turchia e dintorni negli anni 20, e le case sono disposte secondo una scacchiera allungata lungo il mare. Pullula di ristoranti e negozi di souvenir, e di certo non si può definire bella ma ha un suo fascino. Di sera spuntano, davanti alle case, banchetti improvvisati dagli abitanti del luogo che vendono Tsipouro fatto in casa in bottigliette di plastica, olive dei loro uliveti, pannocchie cotte, verdure e altre artigianalità mangerecce confezionate alla meno peggio in contenitori tutti diversi.  I fiori ricoprono le facciate e la vista sul mare è superba. Ceniamo nella stessa taverna della prima sera, con una feta grigliata e suvlaki, spiedini di carne di maiale. Un pezzo di carne mi vola sotto il tavolo mentre tento di estrarlo dallo spiedino ed immediatamente spunta un micio che ripulisce il pavimento a modo suo. Mentre mangiamo nel pergolato frotte di persone passeggiamo nella strada sotto di noi. Una musica di sirtaki risuona dalla spiaggia… prima di ritirarci intirizziti da fresco c’è ancora il tempo per un cocktail in un locale dal nome geniale, Baradise. 
Mercoledì 7 giugno 2017

Giorno.7, Sithonia e Uranopoli   







Impacchettati i bagagli, dopo un'ultima colazione sul balconcino fiorito lasciamo Sarti e la penisola di Sithonia per Uranopoli, penultima tappa del viaggio. Percorriamo strade montuose tra i pini, il mare fa capolino spesso. Ci infiliamo in un porticciolo dove ci sono solo dei pescatori e un relitto. Torniamo sulla via principale e ci infiliamo nella minuscola Ormos Panagias, borgo peschereccio di un paese dell'entroterra. Qui fervono lavori stradali, e proprio di fianco alla draga dei banchetti vendono grossi pesci appena pescati, ci sono un paio di taverne e negozi di souvenir. L’aria sa di catrame e salsedine. Proseguiamo verso nord e lasciamo la penisola di Sithonia, costeggiando il mare. Pranziamo in una taverna a Pirgadikia, il dehor è proprio sulla spiaggia, unico rumore lo sciabordio dell'acqua. La signora Amalia ci porta sardine grigliate e l'immancabile feta al forno per me. Siamo gli unici clienti, insieme agli operai che abbiamo visto poco prima intenti a catramare un tombino. Un'altra ora di auto ed eccoci alla meta: Uranopoli, detta la città celeste, ultimo paese civile prima della repubblica monastica del monte Athos. Alloggiamo presso l'Athos guest house pension, dai ballatoi in legno e buganville assai rosa tutt'intorno. Il balcone affaccia sulla trafficata strada principale, si vedono i tetti, la torre e uno spicchio di mare.  La signora della pensione è davvero gentile, ci offre anche vino bianco come benvenuto.

Le strade sono un'alternanza di negozi di icone e gioellerie di monili ecclesiastici. 

Monaci nerovestiti dalle lunghe barbe si aggirano solenni in mezzo ai turisti. Sotto la torre, costruita nel 1300 per difendere i monasteri, davanti a un cartello scritto a mano in in greco si radunano i pellegrini muniti di visto che hanno ottenuto di accedere alla repubblica di Athos. Poco dietro la nostra guest-house si trova il bureau dei visti, sembra un tempietto. Tutt'intorno un Egeo trasparente come al solito, così calmo da sembrare un lago, chiuso all'orizzonte dalle montagne azzurre di Sithonia, dov'eravamo fino a stamattina. 
Giovedì 8 giugno 2017

Giorno 8, isolotto di Ammouliani   







Una coperta di nuvole compare oggi per la prima volta, decidiamo comunque di attrezzarci da spiaggia e andare sull'isola di Ammouliani.  

Arriviamo mezz'ora prima del traghetto e lo vediamo in lontananza avanzare verso di noi. Il porto è una banchina di cemento in mezzo al nulla, a parte un parcheggio sterrato, un gruppetto di persone in attesa e una fila di veicoli pronti all'imbarco. 

Si paga a bordo tipo autobus, due euro per una traversata di una ventina di minuti. Il traghetto è piuttosto grande, i passeggeri pochi, saliamo tutti all'ultimo piano scoperto a far foto alla terraferma che si allontana e all'isolotto che si avvicina. Sbarchiamo nel paese principale dell'isola, che si sta preparando all'estate. Sull'isolotto vivono 500 persone ma ci sono molte seconde case, in piena estate arriva a 10.000 ospiti. Ora siamo ancora in pochi, molte strutture sono aperte ma vuote. Passeggiamo un po' tra strade e saliscendi e ci dirigiamo verso la spiaggia di Alikes, sull'altro versante dell'isola. Non ci sono mezzi di trasporto, alcuni hanno la bici, altri si sono portati l'auto, noi abbiamo i piedi e ci incamminiamo per strade strette piene di sterpaglie.  

Superiamo colonnine votive ortodosse, alberghi, costruzioni abbandonate, una palude ed ecco spuntare la spiaggia, lunga e sabbiosa, piena di ombrelloni… vuoti. Un po' di turisti ci sono e si godono gli spazi. Il mare è pieno di pesciolini color sabbia. Fa freddo per il bagno, ma gli altri bagnanti sembrano non accorgersene. Pranziamo in un chiosco e trascorriamo la giornata sotto un ombrellone di paglia, in compagnia di famiglie bulgare e due gabbiani molto partecipativi. Si mette anche a piovigginare ma nessuno fa una piega, anzi, i più si mettono a fare il bagno. Ci incamminiamo verso il traghetto delle 17,30 e torniamo a Uranopoli. É uscito un bel sole e, recuperata la stuoia andiamo in spiaggia, dove finalmente riusciamo a fare una nuotata. Qui il fondale é roccioso e pare una foresta di anemoni e ricci. Ceniamo sul lungomare, in una taverna piacevole.  
Venerdì 9 giugno 2017

Giorno 9 - da Uranopoli a Salonicco  




Uranopoli si sveglia presto, alle 7 è tutto un fragoroso via vai, pullman su pullman caricano e posano persone (pellegrini e monaci barbuti) e si intasano nella stretta strada centrale, sotto il nostro balcone, dove non si potrebbe parcheggiare ma parcheggiano lo stesso creando ingorghi difficili da stappare. Compare anche un pick up che vende frutta, si ferma in mezzo alla strada e i negozianti accorrono a fare acquisti, salutandosi con energici Kalimera! Chiudiamo le valigie e facciamo un ultimo giro per cartoline e negozi, prima di partire verso Thessaloniki. La strada si snoda tra pini, uliveti e vista mare, in un paio d'ore siamo al noleggio auto a riconsegnare la macchina. L'autista del noleggio ci riporta in aeroporto un po' perplesso, ma come fate, siete sicuri di andare in aeroporto? Oggi non ci sono voli per l'Italia… Gli spieghiamo che stiamo ancora due giorni a Salonicco, e concorda con noi che l'auto sarebbe stata un intralcio. Al terminal degli arrivi troviamo gli autobus e sgranocchiamo biscotti, il tragitto in bus dura una mezz'oretta ed è comodo perché siamo riusciti a sederci. Mi scorrono sotto il naso schiere di palazzoni, il traffico è intricatissimo e fragoroso. 

Scendiamo poco oltre Piazza Aristotele, non lontano dal nostro airbnb, che si trova proprio nella prima traversa parallela alla piazza. Per entrare non si usano chiavi ma codici numerici… L'appartamentino sembra una stanza d'albergo, molto moderno ed essenziale, molto diverso dagli alloggiamenti retró dove siamo stati finora in calcidica. Il mare si intravede anche di qui. 

Famelici (sono le 4 e non abbiamo ancora pranzato) usciamo. Di certo non moriremo di fame, qui intorno è tutto un cibo! Dopo una focaccia percorriamo Piazza Aristotele, una sorta di rambla lunghissima e affollata. Sonnolenti cani stazionano qua e la sfiniti dal caldo. Dal mercato coperto arrivano rumori e odori. La città è una sorpresa, elegante e rovinata allo stesso tempo. Via Egnatia è un fiume di traffico fracassone, gli edifici affetti da bipolarismo: negozi chic e palazzi eleganti si alternano a mezzi ruderi, a volte capita persino che il piano terra sia moderno e i piani sopra una rovina, o viceversa. 

Da un lato si vede il mare, dal lato opposto Ano poli, il quartiere antico che si inerpica su una collina e chiude la visuale. Ulteriori impressioni domani, ora vaghiamo un po' a caso, incuriositi da tanta vitalità. 

La sera sul molo ci sono decine di giovani, seduti a gruppi a ridere e ammirare il tramonto e lo spuntar della luna, che si riflette suggestiva sul lungomare. Ladadika è un susseguirsi infinito di locali pieni, dai ristoranti ai club con la musica tutto risuona di voci. Ceniamo in una specie di taverna gourmet poco fuori dal centro per poi sederci in una piazzetta davanti a un ouzo. Sono le due eppure siamo i primi ad alzarsi e abbandonare il tavolo. Chissà… 
Sabato 10 giugno 2017

Giorno 10 Thessaloniki  




Salonicco è vitale, assolata e un po' appiccicosa nonostante il vento. Dopo una rapida colazione percorriamo il lungomare in direzione torre bianca, superando decine di cocktail bar affollati. Un negozio di sole noci attira la nostra attenzione, sembra uscito da un cartone animato di Cip e Ciop o dalla fantasia di Willy Wonka. Passeggiando sulla banchina ecco comparire degli ombrelli stilizzati giganti, suggestiva realizzazione artistica dove tutti si scattano fotografie.

Continuando a camminare torniamo indietro e visitiamo la torre, interessante monumento in cui hanno raccolto la storia di Salonicco, dalla fondazione ai giorni nostri. Saliamo di piano in piano, la visita chiarisce molte cose. La città, da sempre confine di coesistenza pacifica tra occidente e oriente, ha un passato complesso e cosmopolita. Nel 1917 un incendio la distrusse, e il suo strano aspetto compatto è dovuto alla rapida riedificazione, che è riuscita ad accogliere sia chi aveva perso tutto con l’incendio che i rifugiati che avevano dovuto abbandonare la Turchia in fretta e furia dopo la caduta del sogno imperiale greco. Dalla torre si vede tutto il lungomare, una banchina infinita battuta dal sole, circondata da palazzi bianchi alti dieci piani, tutti uguali. Oggi il mare è un po’ agitato per il vento, in lontananza una grossa chiatta chiude l’orizzonte, mentre un paio di velieri-cocktail bar con equipaggio vestito da pirata portano avanti e indietro turisti e abitanti in preda all’entusiasmo.

La città ha la forma di una grossa C che abbraccia il golfo e sale come un anfiteatro verso l’interno, montuoso. Seguendo le diagonali principali ci si imbatte nei suoi monumenti bizantini che compaiono all’improvviso, sorpresa un po’ surreale tra gli edifici moderni. Ne visitiamo un paio e una volta varcata la soglia della Tomba di Galerio mi sento teletrasportata a Ravenna, in una rotonda più grande e più spoglia. Passeggiamo a lungo per strade piene di negozi stilosi, e per stradine dove si susseguono... cucine, ogni luogo è un dehor a cielo aperto, e ogni tavolino ha i suoi avventori, a tutte le ore del giorno. Il sole è implacabile, chiunque sorseggia caffè ghiacciati, anzi, a ben guardare non sembra nemmeno che li bevano: li ordinano e se ne stanno seduti a gruppi, per ore, a parlare incuranti del caldo e del traffico fronteggiando i loro bicchieroni. Viene voglia di sedersi con loro, e a un certo punto lo facciamo anche, diventando anche noi parte di quella linea di folla. Il caffè è molto strano, ma basta avere la cura di lasciar depositare la polvere sul fondo e non è affatto male, è una specie di frappè.

Ceniamo poi in un ristorante cretese, nel cuore di Ladadika, che non delude le aspettative. Ci godiamo l’atmosfera cittadina ancora un poco, nella piazzetta principale, davanti a un ultimo ouzo, riflettendo su cosa ci lascerà questa città, che non è una bellezza classica ma ha il carisma di chi non assomiglia a nessuno e la sicurezza di chi mai si piega alle situazioni difficili. Domani si ritorna. Se potessi metterei in valigia anche un po’ di questa “allegria-nonostante tutto”, che qui sembra essere in abbondanza...

Domenica 11 giugno 2017

Giorno 11 thessaloniki - bergamo

Sveglia alle 6,15 , compressione estrema delle valigie, un ultimo controllo alla stanza e si va... Le strade sono umide e la cittá addormentata, ci siamo noi, i piccioni, i cani randagi che se la dormono nelle aiuole, qualche taxi in cerca di clienti. Alla fermata del bus invece ecco un po' di gente con valige, percorriamo in piedi sferragliando il tragitto fino all'aereoporto su di un autobus zeppo e zuppo. L'areoporto é tipo Caselle, non tanto grande. C'é anche un volo per Roma e la presenza italiana si fa prevalente. Riesco a bere un caffé cattivo come previsto appena in tempo prima della delirante coda per l'imbarco tipica delle compagnie aeree low cost. 

Mentre aspettiamo di salire un'inglese insegnante e una signora greca insegnante pure lei socializzano e si fanno entusiaste lezione di lingua a vicenda, con le rispettive grammatiche in mano, creando un siparietto in cui avrei visto bene lo zio Aldo.  

Saliamo a bordo e il mio posto é in ultima fila dal finestrino, Luca una decina di file più avanti. Siamo tutti sparpagliati, credo sia un tentativo della Ryanair di incentivare la scelta dei posti a pagamento, a quanto pare di scarso successo, perchè la gente elabora trattative e si siede come le pare. 

Grazie al navigatore che funziona anche tra le nuvole so esattamente dove stiamo volando, e mi diletto a fare la cartografa... 

L'aereo fa un tragitto diverso dall'andata, taglia la Grecia in orizzontale e poi l'Albania. In Albania c'é il sole e riesco a vedere tutto, ovvero montagne su montagne, qualche strada tortuosa e quella che sembra una bellissima spiaggia. Poi l'aereo attraversa il mare e raggiunge il Gargano, il lago di Varano, il lago di Lesina e poi risale la costa adriatica fino  San Benedetto del Tronto. Poi infila l'entroterra fino a Macerata, Urbino un po' di appennino e poi dritti prendiamo la via Emilia fino a Parma, poi svolta verso la Lombardia e.. uff, siamo atterrati.