mercoledì 12 settembre 2018

KYTHERA L'ISOLA DA RICERCARE

di Sara Cincotta


Dopo esserci innamorati dell’isola di Karpathos, partiamo alla ricerca di un’isola selvaggia, brulla, autentica e ci scontriamo con Kythera. Decidiamo di provare, prenotando da casa il volo, con scalo ad Atene e dopo una breve ricerca troviamo uno studio sul mare nella località di Kapsali (Cengo – Mely apartments, prenotato direttamente al telefono con DImitris, il proprietario). La scelta della località per noi è stata fondamentale in quanto sapevamo di non poter affittare un mezzo di trasporto per tutti i 10 giorni, per cui avere a disposizione un posto comodo con spiagge raggiungibili a piedi sarebbe stata la soluzione migliore nei giorni in cui non avremmo potuto spostarci. 
Le baie gemelle di Kapsali
Arriviamo sull’isola alle 7 di sera, e dobbiamo trovare un taxi per raggiungere Kapsali: l’aeroporto si trova a nord est, mentre il nostro punto di arrivo è a sud, circa 30 minuti di spostamento; conviene affidarsi ai taxi che si trovano fuori dall’aeroporto oppure affittare li una macchina (Panayotis è l’unico rent che trovate immediatamente, ma sull’isola ce ne sono altri). Durante questo tragitto ci rendiamo subito conto dell’essenza dell’isola: strade asfaltate, ma in mezzo al nulla, un continuo Sali e scendi in cui raramente si attraversano dei paesini e il mare per ora non si intravede nemmeno da lontano; quando però ci avviciniamo al sud ci troviamo di fronte al castello di Chora che si affaccia sulle baie gemelle di Kapsali, due golfi identici con un mare blu e un piccolo porticciolo. Scopriamo anche fin da subito che non si trovano le tipiche casette bianche e tetti blu, bensì l’architettura è di tipo bizantino con influenza veneziana (di cui l’isola è stata in passato una colonia). Arrivati nello studio la vista dalla camera scelta ripaga di tutta la fatica di un giorno intero di viaggio e per la prima sera ci accontentiamo di una cenetta semplice in uno dei ristoranti sulla passeggiata lungo mare.

Il secondo giorno inizia con una colazione a base di yogurt e miele di una taverna lì vicina e piano piano iniziamo a entrare nello spirito della vacanza. La spiaggia di Kapsali è divisa in due parti: la prima completamente di sabbia più vicina al molo, parzialmente attrezzata e la seconda più di ghiaia e ciottoli con un fondale più vario anche per gli amanti dello snorkeling. La prima giornata la trascorriamo proprio qui. Scopriamo anche che nell’altra baia è quasi impossibile fare il bagno perché il fondale è troppo basso e pieno di ricci di mare. La sera affittiamo lo scooter (in caso vogliate un due ruote, l’unico ad averne parecchi è sempre Panayotis, premuratevi di chiamarlo in anticipo sia per prenotare che per l’ora in cui lo vorreste…si fa tutto con moooolta calma!) e andiamo a Chora, la capitale che si trova a pochi km da Kapsali. Il centro vivo di sera, con qualche bar che circonda la piazzetta, pochi pub lungo le vie e qualche negozietto di prodotti tipici. Molto carino!
Vista della baia dagli studios
Il mare di Kapsali
Il castello della Chora che domina Kapsali
Il terzo giorno ci dirigiamo verso la spiaggia di Chalkos, a sud-est; dopo esserci persi due o tre volte per le strade secondarie imbocchiamo uno sterrato e ci troviamo di fronte un golfo quasi deserto con l’acqua piatta e limpida…bellissimo! Il caldo delle ore centrali per noi è soffocante, il Meltemi soffia poco e raramente, quindi preferiamo spostarci in località più ombreggiate e torniamo a Chora dove con un’insalata greca nella piazzetta e una passeggiata tra le vie trascorriamo la pausa pranzo. Al pomeriggio puntiamo la spiaggia di Sparagario, raggiungibile dopo una discesa a piedi tra le rocce: bella, ma non comodissima! Per la sera decidiamo di spostarci verso il paesino di Livadi nell’entroterra, alla ricerca questa volta di una taverna tipica, che fino ad ora non abbiamo trovato. Ci sediamo da Pierro’s e finalmente la musica cambia: il proprietario ci accoglie desideroso di mostrarci la cucina, i piatti che stanno preparando sul momento e a presentarci la sua famiglia. Il cibo si dimostra ottimo e a un prezzo più che contenuto…abbiamo dovuto cercare a fondo, ma questa era la Grecia che cercavamo! Ci fermiamo anche da Maria’s sweets per una fetta di Galaktomboureko e sì, la serata prende la piega giusta.
Golfo di Chalkos

La via centrale della Chora

la discesa per la spiaggia di Sparagario
Il quarto giorno decidiamo di spostarci alla spiaggia di Kombonada, est dell’isola. Oggi il Meltemi soffia forte, in spiaggia siamo solo noi due, le onde sono alte e il bagno non si può fare, ma la spiaggia con i suoi colori è meravigliosa e merita una passeggiata! Ci trasferiamo nel paese di Mylopotamos (a ovest) che merita una visita: per chi ama il trekking è possibile raggiungere le cascate che purtroppo ci hanno detto essere asciutte a causa delle scarse piogge, ma una passeggiata nel bosco credo valga la pena. Scopriamo anche che in realtà le strade dell’isola sono abbastanza semplici da seguire. Scendiamo alla spiaggia di Limnionas e pranziamo nell’unica taverna che c’è sul posto e anche qui si trovano piatti semplici, ma tipici. La spiaggia è di sabbia e il fondale ricco di alghe e conchiglie. Per la cena ci era stata consigliata una taverna nel paese di Fratsia, ma arrivati là non abbiamo trovato posto perché non abbiamo prenotato e forse è stato meglio così: anche quello ci ha dato l’idea di un ristorante e non di una taverna autentica. Tornando indietro ci fermiamo in una taverna vista per caso, Xegantzaros, e qui si apre un mondo. L’accoglienza tanto ricercata la ritroviamo subito: ci portano immediatamente olive e Tsipouro, la famiglia che lo gestisce viene a conoscerci, si chiacchiera e nel frattempo si gustano ottimi Souvlaki, tiropita e gyros. Caffè e frutta ci vengono offerti e la cifra spesa è irrisoria in confronto alla serata trascorsa…se volete trovare un posto vero, si trova a Tsikalaria!
Paralia Kombonada

bottega di Mylopotamos
 
Golfo di Limnionas
Il quinto giorno andiamo alla spiaggia di Paleopoli la spiaggia più grande dell’isola, e anche qui, una distesa infinita di ghiaia ci accoglie in solitaria; la tranquillità regna sovrana. Ci spostiamo ad Avlemonas, villaggio di pescatori dove si trovano le uniche taverne con il pesce fresco. Il golfo è meraviglioso, ci si può immergere o tuffare dagli scogli attrezzati con le scalette per risalire e il fondale è ricco di pesci tra i quali si nuota senza problemi. Nel pomeriggio raggiungiamo la famosa spiaggia di Kaladi: 180 gradini per arrivare in un posto splendido (tranquilli, se vi viene fame, basta ordinare per telefono e vi sarà consegnato sotto!). Sia a destra che a sinistra della spiaggia ci sono altre due calette raggiungibili passando a piedi dal mare, se non ci sono onde che lo impediscano. Vale assolutamente la fatica della risalita! La sera decidiamo di tornare nella taverna del giorno prima che si dimostra ancora una volta il posto migliore dell’isola tra tutti quelli che abbiamo visitato!
Golfo di Avlemonas
Paralia Pareopoli

Vista sulla spiaggia di Kaladi
Il sesto giorno scegliamo di andare al nord, alla spiaggia Lakgada. La sabbia e gli scogli sono rossi ed è sito di deposizione delle uova di tartaruga. Anche qui incontriamo pochissima gente e mare agitato, il vento al mattino non dà tregua, ma qui ci si può divertire comunque tra le onde essendoci fondale sabbioso! Il pranzo lo trascorriamo nel paese di Potamos, che non abbiamo avuto modo, ma potrebbe valere la pena una visita serale. Ci spostiamo verso la spiaggia di Diakofti, completamente differente da quelle viste fino ad ora: sabbia bianca e sottile, mare turchese e fondale basso per lunghi tratti. Bellissima, ma non adatta allo snorkeling.
Spiaggia rossa di Lagkada

Diakofti
Gli ultimi due giorni li trascorriamo a Kapsali, tra snorkeling alla ricerca delle tartarughe che ci hanno detto vivano da quelle parti e frappè sorseggiati al pomeriggio sul lungo mare. Le ultime due sere decidiamo di salire alla chiesa che in cima alla collina ha la visuale sui due golfi e sulla Chora che si staglia in alto su Kapsali e che la sera viene illuminata. Ci portiamo dietro due Pita Gyros prese da asporto in una taverna vicina, due Mythos e il tramonto che abbiamo davanti fa il resto: un’esperienza assolutamente consigliata!
Visuale sul golfo di Kapsali dalla chiesina
 
Tramonto a Kapsali
La mattina della partenza attendiamo il taxi per tornare all’aeroporto; accordatevi molto chiaramente sugli orari ed è inutile trattare per i prezzi…con o senza tassametro la cifra sarà sempre la stessa e uguale per tutti i taxi, che sono veramente pochi sull’isola. Quelli e l’affitto di un mezzo sono le uniche soluzioni per spostarvi perché non esistono pullman; noi abbiamo preso un 125, ma abbiamo evitato le spiagge che si preannunciavano con sterrati molto ripidi. Per il resto è un’isola da scoprire e soprattutto ricercare: la scelta di Kapsali per noi si è rivelata giusta proprio per avere il mare vicino senza un mezzo di trasporto, ma i ristoranti e i bar presenti sul golfo si sono rivelati parecchio “commerciali”; se si ha in previsione di avere un mezzo per tutta la permanenza sull’isola allora credo che alloggiare nell’entroterra vi permetta di trovare più posti come la nostra amata taverna. In ogni caso alloggiare al sud non compromette le visite al Nord dell’isola perché in 45 minuti si va da un estremo all’altro senza difficoltà. Per noi è solo la seconda isola greca dopo Karpathos, e già ci siamo resi conto di quanto ogni isola sia diversa e di come sia meglio partire senza l’aspettativa di ritrovare qualcosa, ma piuttosto con la voglia di scoprire. E in ogni caso, una volta tornati a casa è subito Mal di Grecia!
I nostri Viaggiatori Sara e Stefano

1 commento:

  1. mi è sembrato di tornare lì dopo tanti anni, brava Sara!

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