venerdì 18 maggio 2018

PENSIERI DI GRECIA

di Antonio Astuti

                                                                                         HIDRA

"Non c'è estate senza Grecia", Idra, 14.05.2018. C’è un isola, in Grecia, che si raggiunge dal Pireo o, anche, direttamente dal vicino Peloponneso (con pochi minuti di traversata). C’è un isola, in Grecia, diversa da tutte le altre perché, nel suo capoluogo, come spesso accade sistemato in modo di creare un meraviglioso anfiteatro sul porto, si sommano gli stili, dai classici medioevali fino a quelli tipici, cangianti, delle bianchissime Cicladi. C’è un isola, in Grecia, dove, se hai voglia di tuffarti col tramonto negli occhi nella fresca acqua cristallina, insieme agli abitanti del luogo, che tutte le sere si ritrovano lì per l’immancabile rito dell’estate, lo puoi fare tranquillamente, perché ci sono le scalette per tornare su e gli scogli per stendersi ad ammirare uno spettacolo unico al mondo (ma che qui si può gustare ovunque, ogni volta in maniera diversa). C’è un isola, in Grecia, della quale se ne può fare quasi tutto il giro a piedi, da una parte all’altra, e, nelle spiagge più belle, ci si può arrivare solo dal mare. C’è un isola, in Grecia, in cui, se non stai attento a dove metti i piedi, magari appena fuori dal centro storico pieno di turisti ed autentici VIP, rischi di pestare, letteralmente, la cacca dei muli che scorrazzano per le vie, essendo gli unici mezzi di trasporto ammessi, e lasciano i loro naturali “ricordini”, completi dell'inconfondibile profumo, un po’ dappertutto. C’è un isola, in Grecia, che si chiama Idra.


                                                                                           KOSMAS

 "Non c'è estate senza Grecia". Kosmas, 07.05.2018. Guardare la cartina geografica in Grecia, significa, spesso, non rendersi bene conto del tipo di strada che bisogna percorrere per raggiungere una località. Così quando, nel primo pomeriggio, con tutta calma, siamo partiti da Monemvasia, nel Peloponneso, per raggiungere in serata la destinazione fissata a Nauplia, avevamo visto sì che ci sarebbe stato un percorso un po’ tortuoso, circa a metà strada, ma certo non immaginavamo di dover fare un autentico passo dolomitico per superare i quasi 2.000 metri di asperità del Monte Parnone. In vetta allo scollinamento, in stile “Cima Coppi”, c’è un paese, fantastico, che si chiama Kosmas. Noi, passandoci, abbiamo deciso di fare una mezz’oretta di sosta, per riprenderci dai mille tornanti appena aggirati, sorseggiando un bollente caffè greco sotto le fronde degli alberi che adombravano la piazza principale. Però, poiché la nostra meta era un’altra, non ci siamo potuti fermare di più e, magari, pernottare in quel posto che aveva un qualcosa di magico, di fermo e cristallizzato nel tempo: ci sentiamo però di consigliarlo a qualcun altro, con l’auspicio (chissà, un giorno, anche se sarà molto difficile…) di poterci tornare, prima o poi.


                                                                                             CEFALONIA

"Non c'è estate senza Grecia". Cefalonia, 23.04.2018. Immaginate di essere in una delle più intriganti spiagge del mondo, in un’isola greca forse fra le meno battute turisticamente, ma dotata di una carica “suggestiva autenticamente selvaggia”, anche per questo assolutamente imperdibile. La spiaggia è quella di Myrtos, a Cefalonia, la maggiore delle Ionie. Una stradina per arrivare in fondo, al cospetto di un mare dalle mille sfumature di bianco, blu, azzurro, verde… Mentre entrate in acqua per fare il tanto agognato tuffo, di fronte a voi esce, da quella stessa, meravigliosa, acqua, una che vi sembra di conoscere, bellissima, che incrocia lo sguardo con il vostro e, addirittura, vi sorride, con la sua pelle ambrata luccicante di goccioline e, per un attimo, gli occhi incollati sui vostri, per un saluto inatteso. Poi, dopo il bagno, con la testa che ancora gira, la ritrovate al bar e prendete da bere insieme a lei, che, come se fosse la cosa più naturale di sempre, parla e scherza con voi dicendo però, dopo un po’, “devo andare, fra poco cominciano le riprese, ciao”. Questa è Penelope Cruz, incontrata per uno dei quarti d’ora più indimenticabili della mia vita nel 2000 a Myrtos, durante la produzione del film “Il mandolino del Capitano Corelli”, girato, ma pensa te, a Cefalonia.

                                                                              STADIO OLIMPICO DI ATENE

"Non c'è estate senza Grecia". Lo stadio Olimpico di Atene, 16.04.2018. Era il 1983, l’anno della Maturità. Come nei “manuali” degli studenti che finiscono il Liceo prima di intraprendere la vita vera a partire dall’Università, sono riuscito a convincere gli amici ad andare in Grecia (per me era la seconda volta, dopo la prima del 1978), in Vespa, via traghetto da Ancona. E’ stato, cosa abbastanza scontata, uno dei viaggi più belli della vita (Peloponneso, Acropoli, Mykonos, 20 anni, tenda, due ruote…ed è tutto dire), con però una piccola appendice di puro masochismo. Come gli appassionati di calcio ricordano, quell’anno la Juventus, piena di Campioni del Mondo dell’82, perse una finale di Coppa dei Campioni che la vedeva assoluta favorita. Avversaria era l’Amburgo e il gol decisivo lo fece un giocatore, Felix Magat, che in pratica, in tutta la sua carriera, segnò solo quello di importante. Allora, ero giovane, davvero giovane, tenevo per la Juve, un amore che si è disperso due anni più tardi con la tragedia dell’Heysel, trasformandosi in una molto più sana passione calcistica a 360°, senza bandiere ma solo indirizzata verso la bellezza del gioco e le emozioni che è ancora oggi è capace di regalarmi. Beh, in quel torrido agosto 1983 il piccolo drappello di cinque ragazzini italiani, appena maturati, andò prima a mangiare sugli scalini della Plaka e a visitare il Partenone e, poi, dopo tanta bellezza, lo Stadio Olimpico di Atene, recandosi, con le lacrime agli occhi, appositamente dietro a quella porta dove Magat infilò la palla all’incrocio dei pali battendo Dino Zoff, che chiuse lì la sua vicenda di portiere, senza mai stringere la Coppa maledetta (esattamente al pari del suo erede, Campione del Mondo pure lui, Gianluigi Buffon, che come i tifosi juventini ben sanno, ha vissuto, non più tardi di qualche giorno fa, sulla sua pelle, l’atroce beffa di Madrid, con l’eliminazione al 97’ su rigore. Ma è tutta un’altra storia). Credo che sia anche per quella visita che, nel tempo, sono riuscito a dare il giusto peso al calcio, che è solo un gioco (dove si vince e si perde e bisogna saper vincere e saper perdere, ricordiamocene sempre): un motivo in più quindi per “ringraziare” l’amata Grecia, maestra di vita anche in questo.


                                                                                          SANTORINI

"Non c'è estate senza Grecia". Santorini, 09.04.2018. Per un “purista” della Grecia, esistendo tanti paradisi terrestri lontani dagli itinerari più battuti, Santorini può rappresentare una specie di “trappola per turisti” e si va in cerca di altro. Ma se la vostra compagna, complice nella passione ellenica ma comunque legata anche ai suoi (bellissimi) stereotipi, un giorno vi chiede di portarla “là, dove ci sono le casette bianche e le cupole azzurre proiettate sul mare”, ecco che diventa impossibile dire di no al panorama della Caldera. Arrivati poi sul luogo più immortalato delle Cicladi, però, con il cielo chiuso e il punto magico (trovato quasi per caso, lungo il sentiero pedonale che collega Thira a Imerovigli) sovraffollato da centinaia, se non migliaia (!), di fotografi, provenienti da tutto il mondo, per cogliere l’attimo fuggente del raggio di sole rosso fra le nubi…non c’è che una cosa da fare: irrompere in scena dicendo a gran voce “Please, please, National Geographic, please”. Per incanto, la folla si è aperta come il Mar Rosso con Mosè e c’è scappato il qui riprodotto, tanto sognato, scatto del secolo. Così, Santorini ce la siamo tolta di dosso ma, a dirla tutta, ci è sembrata fantastica e unica al mondo anche lei (come la compagna...naturalmente)!
 

                                                                                                  SKYROS

"Non c'è estate senza Grecia". Skyros (in ricordo di mio padre), 04.04.2018. Skyros è nel mio cuore per alcuni motivi ben precisi. Nel 1978, mio padre mi portò per la prima volta in Grecia, poco più che bambino, e da lì è nato l'amore incondizionato che provo per questa terra, questo mare e la sua fantastica gente. Nel 2016 ero arrivato a Skyros e sul traghetto avevo finito di leggere il bel libro di Michele Serra "Gli sdraiati", romanzo di formazione che entra nel dettaglio del rapporto fra un padre e un figlio e che, nelle ultime pagine, racchiude, a mio parere, il motivo per cui vale la pena leggerlo. La seconda sera che ero lì, mi è arrivata una telefonata dall'Italia che mi informava di un incidente che aveva coinvolto mio padre, 84 anni, investito da un'auto nella mia città. Ci ho messo due giorni (fra spostamenti vari, traghetto e volo improvvisato) a tornare a casa e, negli ultimi sette giorni di vita di mio padre, gli ho raccontato di Skyros, la più lontana e "irraggiungibile" delle Sporadi, della bellezza, unica e selvaggia, di quell'isola che un giorno mi rivedrà tornare, con gli occhi pieni di lacrime ma, ne sono certo, anche di rinnovata gioia.


                                                                     IL GRANDE AMORE

"Non c'è estate senza Grecia". La Grecia dalle nuvole, 21.05.2018. C’è una cosa che ci accomuna tutti, noi malati di Maldigrecia. Viaggiamo. Ma non lo facciamo solo verso la “nostra” terra, esploriamo il Pianeta. Difficile che passiamo tanto tempo senza tornare a “casa”, nelle isole, nelle città, nei siti archeologici, nei posti che anche se conosciamo non ci stanchiamo mai di rivedere, tornando nei luoghi già visti e scoprendone altri di nuovi. Ma viaggiamo, non solo in Grecia. Esploriamo la vecchia Europa, sorvoliamo l’Atlantico, andiamo in Sud America. Quando però prendiamo un aereo che ci porta verso Est, per raggiungere le mete orientali che sogniamo da tutta la vita (un esempio solo: Angkor Watt, in Cambogia, emozione assoluta), c’è un momento del viaggio che non ci vogliamo perdere per nessun motivo, e allora tentiamo di scegliere a tutti i costi l’agognato “posto finestrino”. Dopo un’oretta, o giù di lì, di volo, ecco apparire dall’alto, fra le nuvole, il profilo delle Isole Ionie, o quello del Peloponneso, Atene, la Calcidica, Creta, le Cicladi…e allora ci si apre il cuore, osserviamo estasiati le coste ed il mare blu che le bagna, riportandoci a esperienze già vissute e proiettandoci verso le nuove già in programma. Perché è vero che, se in Vietnam, Giappone, Cina, Thailandia e via dicendo, ci si va per curiosità, per vedere quanto immenso sia il mondo, e variegata la gente che lo popola, nella nostra piccola grande Ellade ci si torna per Amore, sempre. E non se ne può proprio fare a meno.
                                                                 MUSEO DELL’ACROPOLI

C’è un museo che non è un semplice museo, è qualcosa di più. Ci si arriva girando intorno all’Acropoli e, non caso, si chiama proprio “Museo dell’Acropoli di Atene”. E’ stato ristrutturato, sotto la guida di un architetto svizzero, in tempi recenti ed aperto al pubblico nel 2009. Contiene solo pezzi da collezione trovati sulla collina che domina la capitale greca ed è organizzato in maniera straordinaria, con un percorso verso l’alto durante il quale, in spazi adeguati e con esposizioni strategicamente disposte e illuminate, è possibile ammirare, in tutto il loro eterno splendore, reperti eccezionalmente conservati e restaurati. Quando poi si arriva all’ultimo piano e si guarda fuori dalla finestra, non si crede ai propri occhi in quanto, perfettamente allineato con la sua fedele ricostruzione completa dei pezzi mancanti originali (che si trovano al British di Londra), si erge in tutta la sua maestosità il vero Partenone, che svetta praticamente “a portata di mano” (sembra quasi di poterlo toccare) nella sua immortale bellezza. Ne abbiamo visti tanti, ma, al mondo, di musei così non ce ne sono altri: si trova in Grecia.



                                                                      CAPO SUNIO
 
"Non c'è estate senza Grecia", 11.06.2018, Capo Sunio. Ognuno di noi ha preso un traghetto dal porto del Pireo per andare verso le meravigliose isole della Grecia poste a est nel Mar Egeo. Ognuno di noi, dopo circa un’oretta di viaggio, ha guardato verso terra, visto che la nave si tiene abbastanza vicina alla costa dell’Attica, e ha ammirato, da lontano, il meraviglioso tempio di Poseidone, posto sul punto più svettante del promontorio di Capo Sunio. Ognuno di noi ha pensato: “Prima o poi ci andrò, proprio lì sotto, ad ammirarlo da vicino, a vedere la sua ombra proiettata nel blu del mare e poi nel rosso del tramonto”. Quando, finalmente, è arrivato il giorno (atteso in realtà da quasi una vita, chissà perché, nel modo in cui si lasciano le cose più buone da mangiare per ultime…) c’erano, credo, centinaia di persone venute al nostro pari per cogliere il momento del calare del sole in quel posto magico. La cosa che ci ha maggiormente colpito, ovviamente al di là dell’emozione e dell'autentica beatitudine, è stata l’immediata chiusura del sito, non appena l’ultimissimo raggio di sole è scomparso all'orizzonte, con l'energico custode, uno solo, che ha letteralmente “buttato fuori” i fotografi (fra cui, come vedete, l'inviata del National Geographic, Lucia), che, in delirio, ancora stavano decidendo se fare altri scatti, svuotando l’intera area in pochi minuti. Era fine agosto: in questo periodo, povero lui, gli tocca lavorare almeno un’oretta e mezza in più…"                                                                 
                                                         

                                                                    METSOVO

"Non c'è estate senza Grecia". Metsovo, 25.06.2018. Lungo la tortuosa strada che da Ioannina raggiunge l’est della Grecia, sulla catena del Pindo ci si imbatte in un paese che è diverso da tutti gli altri, per certi versi, unico. Si chiama Metsovo e noi, tanti tanti tanti anni fa, vi abbiamo deciso di fermarci a dormire, stanchi durante il faticoso trasferimento, così, per caso. Una volta che eravamo lì, alloggiati in un accoglientissimo albergo a tre stelle, con nulla da invidiare rispetto a quelli delle Dolomiti, abbiamo approfondito la conoscenza su quel posto che, vergogna, fino a mezz’oretta prima non sapevamo nemmeno esistere. In questo modo, abbiamo saputo di essere in una delle principali località sciistiche elleniche, a circa 1.200 metri di altezza, in un contesto naturale dove si produce il miglior vino di Grecia (saggiato a cena...) e dove, tuttora, vivono famiglie di origine rumena, da sempre, o quasi, lì stanziali, al pari, addirittura, di qualche orso bruno. La mattina, poi, siamo anche scesi lungo il dirupo che porta al piccolo, immancabile, monastero di San Nicolaos, nel quale ci ha accolti il custode permettendoci di visitare, in perfetta e “fresca” solitudine, i, ben conservati, magnifici affreschi, e, una volta risaliti, abbiamo conosciuto tutti gli anziani seduti in piazza, sotto il sole, a sgranare il rosario come se fosse uno “scacciapensieri”. Che fantastica sorpresa, Metsovo.

 
 
MANI
 
 
"Non c'è estate senza Grecia". Il Mani, 02.07.2018. Primo giorno in Grecia. “Sbarcati” di mattina presto all'aeroporto Atene, presa la macchina in affitto e via, itinerario: Canale di Corinto, Olympia con destinazione finale Mani. Tutti gli amici malati di Maldigrecia lo sanno. Sanno benissimo cosa significa affrontare in una giornata sola un viaggio del genere. Infatti, io lo sapevo. Invece, al contrario, Lucia non lo sapeva e quindi gliel’ho venduta facendo riferimento al numero dei chilometri, piuttosto che alle ore necessarie per percorrerli. Quando si dice, l’esperienza. Così, quando a notte quasi fonda, dopo migliaia di curve, siamo arrivati a Oytilo, dove avevo prenotato il B&B in un paese che a quell’ora sembrava popolato solo da gatti e fantasmi, lei mi ha raggelato con un sardonico “Era necessario fare tutta questa strada per arrivare qui???”. Non ho risposto, ho aspettato la mattina dopo. Anzi, per essere più precisi i tre giorni dopo, fatti di colazioni panoramiche, serate ad Aeropoli, bagni strepitosi nella costa scoscesa fra Kokkala e Kotronas, escursioni a Mistra e Sparta, "trekking" fra i ruderi di Vathia e cene direttamente dentro il mare, a Limeni. Quando siamo ripartiti, dopo aver visto anche la caotica, ma “grecamente” vivace, cittadina di Githio, Lucia mi ha detto: “Ma dobbiamo proprio lasciare il Mani? Dove lo troviamo un posto così infinitamente vario, bello e suggestivo? Ma perché non compriamo casa qui per la nostra futura – sigh – vecchiaia? Ecc. ecc.”. Ovviamente, seguendo i consigli di un amico, “grecologo vero”, avevo letto il libro di Patrick Leigh Fermor, intitolato “Mani, Viaggio nel Peloponneso” (Adelphi), e, quindi sapevo dove saremmo andati. Furbo, eh?
 
                                                                  MONTE ATHOS
 
"Non c'è estate senza Grecia". Uranopoli e il Monte Athos, 09.07.2018. C’è un paesino, in Grecia, dove finisce un mondo e ne comincia un altro. Si chiama Uranopoli, e si trova nella più orientale delle tre dita della penisola calcidica, quella che si chiama Agion Oros, anche se tutti la conoscono come Monte Athos. E’ l’ultimo posto dove lo donne possono arrivare. Magari anche mettersi in costume e fare il bagno nella bella spiaggia che c’è prima di arrivarvi. Poi, stop! Più in là non si va. Il Monte Athos è infatti riservato solo agli uomini e mentre i monaci e i religiosi possono comunque andarci, ovviamente con i relativi permessi, per noi comuni mortali di sesso maschile la prassi è ben diversa. Non ci si può assolutamente tuffare in mare né fare le cose di testa propria. Bisogna “prenotarsi” con mesi di anticipo, tramite le istituzioni preposte, decidendo sin dal principio la durata del pellegrinaggio, perché di ciò si tratta. A Uranopoli si respira un’aria davvero strana, per certi versi, mistica. Accanto ai negozietti di souvenir e ai bar, le botteghe vendono articoli religiosi e i Popi si avviano verso l’imbarco loro riservato con bagagli spartani. Noi, molto più modestamente, abbiamo fatto l’escursione col battello turistico che permette di vedere i monasteri da lontano (non potendosi avvicinare sotto costa) e ci è rimasta la grande voglia di andarci per davvero, sul Monte Athos. Visto che Lucia non può venirci…cosa dite, proviamo ad organizzare un gruppetto di uomini, malati di Maldigrecia, curiosi come me? 
 
                                                                           MARATONA

"Non c'è estate senza Grecia": Maratona, 04.08.2018. Necessaria premessa: non sono un runner. Riporto però la definizione che ho trovato su un sito specializzato riguardante la Athen’s Marathon: “Il prossimo 11 novembre si svolgerà la Maratona di Atene, l'autentica! La gara che prima o poi ogni runner deve correre!”. Noi che apparteniamo alla comunità di questo sito, anche se non abbiamo mai indossato delle scarpette da fondo (magari facciamo altri sport…), in ogni caso conosciamo benissimo quel percorso, sin dalla sua partenza. Si snoda dall’Attica del nord fino al vecchio stadio Olimpico della capitale ellenica, lungo una strada, spesso a quattro corsie, nella quale si trovano le pietre miliari che segnano la distanza da Atene, progressivamente in diminuzione dagli oltre 42 km iniziali. Bene, quest’anno la tradizionale Maratona si svolgerà vicinissima a quei posti dove, un paio di settimane fa, è successo l’inpensabile, anche se poi tanto inpensabile non sarebbe dovuto essere, visti i pregressi (tragico quello del 2007 nel Peloponneso). Questo post, il primo che ho trovato la forza di scrivere dopo gli incendi che sono costati la vita a decine di persone che, come noi, amavano la Grecia, è dedicato alla speranza che simili drammatiche esperienze non accadano più. E siccome buona parte delle responsabilità, al di là della natura che quando si incazza è difficile da governare (leggi vento, vegetazione, fuoco: una miscela purtroppo davvero esplosiva), è di natura umana…beh…tutti noi affetti dal Maldigrecia, ma non solo (nel senso che per fortuna amiamo la vita in generale), ci auguriamo che il pensiero dei prossimi corridori - e di tutti coloro che saranno coinvolti nella manifestazione, anche a livello organizzativo – sia sovrapponibile al nostro. E, alla prima occasione, anche noi torneremo a Maratona.




                                                                METEORE

"Non c'è estate senza Grecia". Meteore, 16.08.2018. Lungo la strada che congiunge Ionannina a Trikala, e che buona parte dei malati che curano la loro “saudade da Grecia” su questa pagina FB (e sul blog “parallelo”) conoscono, ad un certo punto, letteralmente, il paesaggio si trasforma. Si scende dalla montagna, la pendenza si adagia, arriva finalmente la pianura. Dopo però aver intravisto “qualcosa” in lontananza, il più delle volte attraverso una sorta di aria rarefatta causa calore, all’improvviso il contesto muta completamente e, quasi dal nulla, al’uscita di una curva, come dei funghi giganteschi, in località Kalambaka, sbucano. Le Meteore. “In mezzo all’aria”. Sì, perché, abbarbicati sulle ardite falesie di arenaria, si ergono oltre 20 monasteri costruiti (non si sa come) a centinaia di metri di altezza. In realtà si sa come, ma, guardandole dal basso con il nostro occhio da “turista fai da te”, alzi la mano chi non ha pensato questa cosa. Le Meteore sono incredibili e irriproducibili, nonostante sul pianeta si trovino, in tutti i continenti, conventi e monasteri situati in luoghi apparentemente inaccessibili. Le Meteore fanno girare la testa. Le Meteore si illuminano al tramonto, quando chiudono le loro porte ai visitatori di giornata. Le Meteore sono abitate dai monaci, di nero vestiti, che comunicano fra loro, da un’altura all’altra, con suoni, vista e…carrucole. Il complesso principale ha un nome che, una volta sentito, non si dimentica più: Megalo Meteora. Alle Meteore ci si deve andare almeno una volta nella vita. Ma, dopo averle viste, ci si torna. Scommettiamo?
                                                                       
                                                                             DELFI

"Non c'è estate senza Grecia". Delfi, 24.09.2018. E’ sicuramente uno dei più bei siti archeologici dell’intero Mediterraneo, non solo della Grecia. E’…”nascosto”, incastonato in una montagna che si affaccia su un golfo interno del Mare Nostrum. Bisogna decidere bene come affrontarlo, nella visita: prima il museo, che spiega quello che è rimasto (e che non si vede, perché non c’è più ma, almeno, si può immaginare com’era…) o le rovine? Prima la parte “free”, in una specie di conca lontana un buon chilometro dall’ingresso principale, a pagamento? Oppure, meglio iniziare subito, belli freschi, con la risalita verso la sommità della “Via Sacra”? Noi abbiamo scelto (era la nostra terza volta) di andare di buon’ora a vedere il Tholos, poi di entrare al museo, trascorrere successivamente qualche ora al mare, nella bella spiaggia sassosa di Itea, situata a soli 15 chilometri e raggiungibile in un quarto d’ora circa, e tornare verso il tramonto, con l’aria più fresca, per intraprendere la camminata in quota verso il fantastico stadio, ottimamente conservato e dal quale si gode di un panorama pazzesco. Ovviamente, alle 19.30, i custodi hanno cominciato a spingere gli ultimi irriducibili, al nostro pari, verso l’uscita, ma lo sapevamo, e ci sta: al contrario, dovrebbero probabilmente discorrere con i turisti, mai sazi di tanta bellezza, 24 ore su 24 (a proposito: prima di valutare cosa fare, consultate gli orari, visto che cambiano in continuazione). Cari amici: questa è Delfi! 

                                                                   
                                                                        TERMOPILI

"Non c'è estate senza Grecia". Termopili, 17.10.2018. La nostra amata Grecia è piena, ovunque, di luoghi, nomi e personaggi evocativi. C’è un posto, però, dove ci si emoziona…nel nulla, o quasi. Non fosse perché oggi vi si trova una statua di Leonida, le Termopili passerebbero quasi inosservate, lungo la strada che collega Lamia a Tebe e, poi, proseguendo, ad Atene. Una volta era un passaggio ardito, una stretta strozzatura fra il nord ed il sud. Oggi, autostrada e statale quasi si sovrappongono laddove, nel 480 a.c., la leggenda narra che 300 spartani tennero testa a migliaia e migliaia di persiani, così tanti che le loro frecce oscurarono il cielo. Quando si arriva nell’esatto punto in cui il monumento ci ricorda cosa è accaduto, è praticamente impossibile non fermarsi, inalare a pieni polmoni l’aria che si respira, chiudere gli occhi e immaginare la cruenta battaglia che lì si svolse. Film e storie ce l’hanno raccontata in tutti i modi ma esserci, trovarsici, la fanno vivere realmente e poco importa se, qualche minuto più tardi, saremo pronti a fare un tuffo ristoratore nel limpido mare che si trova di fronte all’isola Eubea: Leonida e i suoi eroi per qualche minuto sono stati con noi. Abbiamo potuto "sentire" il rumore delle spade, dei combattimenti, delle urla. Il rumore della morte. Ma anche il rumore, fortissimo, di quella storia che rende la Grecia una nazione immortale, e, nonostante le molte, spesso drammatiche, vicissitudini, per sempre la culla della civiltà, così vicina a noi. Termopili.

 
                                                                                 EPIDAURO

"Non c'è estate senza Grecia". Epidauro, 23.10.2018. Certo, il Teatro di Segesta, che si affaccia direttamente sul Golfo di Castellammare, è scenograficamente straordinario. Cosa dire poi, sempre in Sicilia, di quello di Taormina, la cui vista sul Mediterraneo è spesso colorata dai lapilli dell’Etna? E, continuando, quante emozioni si provano a Termessos, in Turchia, dove, dalle ultime file in alto, si intravede il mare di Antalya? Oppure, ancora, come non essere grati a chi ha ideato l’antico Teatro ellenistico di Efeso, “rivisitato” negli anni dai Romani, che si erge dominando l’antica strada portuale? Insomma, di siti archeologici, corredati da teatri, è davvero pieno il mondo antico che tutt’oggi, per fortuna, possiamo visitare. Ma c’è un posto nel quale, quando lì ci si trova - al tramonto, in mezzo al bosco - si ha la sensazione di essere dove tutto è nato e dove tutto è ancora come nel quarto secolo avanti Cristo. Nemmeno i Romani, che, come detto, di teatri se ne intendevano, hanno avuto motivo di metterci le mani, tanto magnifica e funzionale era l’imponente costruzione che si trova subito fuori del santuario dedicato ad Asclepio, il Dio della Medicina. Ogni estate, dal 1955, vi si svolge uno dei festival di arte drammatica fra i più conclamati di Europa. Epidauro è considerato il Teatro Greco più perfetto, per estetica ed acustica, che ci possa essere: se ci si mette al centro esatto dell’orchestra, basta parlare a bassa voce per farsi sentire, chiaramente, dallo scalino più alto della gradinata. Esperienza provata, e da provare, assolutamente. Prima di sedersi nel silenzio del calar del sole, chiudere gli occhi e immaginare il passato, ringraziando di essere in Grecia.

                                                                         AGIOS NIKOLAOS
"Non c'è estate senza Grecia". Agios Nikolaos, Golfo di Cortino, 17.09.2018. Quanti Agios Nikolaos esistono in Grecia? Forse…centinaia, se non migliaia. Noi, però, ne abbiamo scoperto uno, sconosciuto ai più ma davvero straordinario. Si trova circa a metà del percorso che separa Antirrio (la località dalla quale si innalza il futuristico ponte verso Patrasso) da Delfi, lungo la costa nord del Golfo di Corinto. Intorno al chilometro 50, quindi, si apre all’improvviso una baia, dove si intravvede una spiaggetta con alcuni stabilimenti e la stradina che punta dritta verso il basso. Superata l'affollata prima parte di lungomare, si arriva nel più tranquillo “centro” di questo minuscolo San Nicola. Lì c’è un’accogliente taverna, con i tavolini posti sotto l’ombra, direttamente sul mare, per cui si può ordinare da mangiare pesce freschissimo con pochi Euro (in quanto il padre del gestore è il pescatore che provvede tutti i giorni alle provviste per il ristorante), nell’attesa farsi un tuffo, magari nuotando nell’acqua fresca e cristallina fino alla vicina isoletta e, al ritorno, fatta una bella doccia, sedersi per godersi, a pieni polmoni, dopo anche un nerissimo e denso caffè, la vera Grecia: quella che piace a noi!
                                                                                   SALONICCO   

  Che bella città, Salonicco. “Capitale” della Macedonia, si affaccia sul Mediterraneo, col suo fantastico lungomare di chilometri e chilometri, dove correre, andare in bici, prendere il sole, che da queste parti non manca quasi mai. La cosiddetta Torre Bianca ne è simbolo, con il suo tragico passato di prigione per condannati a morte. Da lì davanti, partono le escursioni notturne, delle mini-crociere, kitchs che più kitchs di così non si può: in un’oretta, vi portano al largo per gustare un drink mentre si scatena la bagarre dei ballerini e delle belle di notte. Sicuramente, un’esperienza da fare…se si ha voglia di vedere le luci della città, oltre che quelle stroboscopiche all’assordante ritmo di musica. Fra chiese, ristoranti e locali notturni, le vere grandi sorprese di Salonicco sono però i suoi mercati, Kapani, Modiano e, soprattutto, Bezesteni, dove si respira davvero aria di oriente e ci sente proiettati in piccoli suk dove poter trovare di tutto, dai cibi, alle spezie, alle chincaglierie tipiche, e, se ci fossero anche gli incantatori di serpenti, non ci si sorprenderebbe. Che bella città, Salonicco, la porta della nostra amata Grecia al vastissimo mondo che arriva dalle strade dell’Est…come cantava, nel tempo che fu, Franco Battiato.


                                                                              XANTHI

"Non c'è estate senza Grecia". Xanthi, 07.11.2018. Abbiamo deciso di visitare Xanthi, di ritorno dall’isola di Thassos, quasi al confine fra Macedonia orientale e Tracia. Siamo arrivati in città e abbiamo trovato il nulla. Lì era una giornata di festa, a fine agosto, ma, naturalmente non lo sapevamo. La parte nuova, dalla quale siamo entrati, si presentava completamente desertificata. Tutto chiuso. Non anima viva. Nemmeno le macchine. Poi, camminando verso quello che la cartina ci indicava essere il quartiere storico, dal lato opposto di un grande parcheggio questa volta praticamente completo, abbiamo strabuzzato gli occhi. All’improvviso, ci sembrava di essere in Alsazia. Meglio. Gente all’ingresso della passeggiata pedonale, case medioevali e a graticcio, palazzi, negozi aperti, locali, bar, ristoranti, mezerie…Risalendo verso la parte alta, ogni angolo si mostrava nel suo splendore, alla luce del crepuscolo, con  lampioni e lanterne soffuse. Muri sempre più bianchi e scale che si arrampicavano fino alla cima della collina, da dove godere una vista fantastica. Che fantastica sorpresa, Xanthi, con la sua meravigliosa ed indimenticabile Old Town nella quale tirare tardi, circondati da giovani, fra uno spuntino e un ouzo…anzi, no, a dire il vero...ben più di uno! 

 

 



 

1 commento:

  1. WOW .... perfettamente concorde!!! NON C'E ESTATE SENZA GRECIA ...Grazieeeee

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