di PUCCY – Ornella Baciocchi

“
Chi scopre NISYROS scopre
un TESORO”, credetemi, NISYROS è una vera sorpresa! Durante
un burrascoso viaggio notturno da Karpathos a Rodi incontrai una
deliziosa signora torinese che come me non dormiva e contemplava,
fra estasi e seria preoccupazione, i furiosi abbracci di vento e mare
fra cui si dibatteva il nostro povero traghetto… fu lei a narrarmi
di Nisyros e sulle ali del suo narrare arrivai a Rodi in un soffio.
Per lei Nisyros era stata qualcosa di veramente speciale, come aver
scoperto un prezioso Tesoro nascosto dai Pirati; mi parlò di spiagge
sabbiose e deserte, panorami meravigliosi e contrastanti, antiche
mulattiere, borghi da cartolina silenziosi e caratteristici, grotte
naturali in cui fare una sauna gratuita, prodotti locali inusuali e
deliziosi, antiche vestigia, due musei da non perdere, tradizioni
forti e cucina eccellente.. e di pochi turisti…
Ma come è
possibile,- ribatto - tutti conoscono il Vulcano di Nissyros, è a
due passi da KOS e molti ci vanno!… Vero, ma quasi tutti la
visitano di corsa e se ne vanno senza aver avuto il tempo di aprire
quello scrigno nero che custodisce, oltre al Vulcano e al grazioso
porticciolo di Mandraki, ben altre perle….. Così decisi che,
prima o poi, sarei partita anch’io per questa “caccia al tesoro”
e quando finalmente venne quel giorno mi resi subito conto che la
“mappa” era gelosamente custodita dai simpatici “pirati
dell’isola”, loro, che vivevano ancora la loro isola come un
tempo, senza sfarzi e lustrini, senza troppo preoccuparsi dei turisti
che vengono e vanno, senza preoccuparsi troppo di trattenerli, quasi
gelosi della loro intimità e dei loro segreti, felici del fatto che
la sera, partiti i barconi delle escursioni, tutto torni come un
tempo. Dunque aveva ragione la signora torinese…
pochi turisti
si fermano a NISYROS! Ma io ero sbarcata con la ferma volontà
di fermarmi, con il desiderio di entrare nel “covo dei pirati”,
di cercare di carpire il lato segreto e scoprire il Tesoro!!!
Arrivo a MANDRAKI
Partiamo per Nisyros di mattino
molto presto, in una luminosa domenica di Giugno. Il profilo
inconfondibile dell’isola-vulcano appare già da lontano: il suo
cono scuro spicca sull’orizzonte chiaro, catalizza lo sguardo,
suscita un certo timore e al tempo stesso una fatale attrazione….
Un innocuo schizzo marino mi fa distogliere sguardo e pensieri dal
cupo Vulcano e mi riporta alla pacata atmosfera di questo mattino
egeo, da Kardàmena a Nisyros il tragitto è proprio breve,
un’oretta scarsa, il mare è tranquillo, onde lunghe e lente, il
sole già caldo e il cielo senza una nube.
Il piccolo traghetto che
fa la spola fra le due isole caracolla pigro e lento, mi piace stare
appoggiata al parapetto, farmi pettinare dal vento e inspirare a
pieni polmoni il profumo della salsedine: il mare, lo adoro…
Dopo
neanche mezz’ora di viaggio costeggiamo la bianca isoletta di
GIALI, una mezzaluna di soffice e candida pomice che sta a
metà strada fra Kos e Nisyros, poi ci avviciniamo sempre di più
alle case di MANDRAKI che iniziano a bordare di bianco la
costa ed infine entriamo nel porticciolo di Nisyros che dista 500 -
800 mt circa dal paese.
Scendiamo proprio in pochi, noi e qualche
altro passeggero locale, la maggior parte del carico è costituito
da pacchi e pacchetti, rifornimenti alimentari e materiale edilizio,
di tutto di più: è evidente che questo battello rappresenta per
Nisyros il contatto con il mondo tramite Kos.
Sul piazzale
antistante le banchine stazionano i bus destinati alle escursioni
organizzate da Kos, ci sono un paio di agenzie di noleggio auto e
moto, un bar, sulla sinistra spiccano la bianca chiesetta di Agios
Nikita e un paio di strutture dove è possibile soggiornare. La
prima è “Tria Adelphi” o se preferite “3 Brothers”,
proprio vicino al mare e alla chiesetta, la seconda “Romantzo”,
appena dietro i Tria Adelfi e distinguibile per gli infissi blu.
Decidiamo di fermarci qui, ci sembra una sistemazione logisticamente
perfetta e tranquilla, ci rivolgiamo al “Tria Adelfi” e
troviamo subito una camera, piuttosto piccola e semplice ma con il
balconcino che guarda il mare verso est: domattina vedremo il sole
sorgere dal mare…
Sistemiamo i bagagli, indossiamo il costume,
infiliamo l’asciugamano nello zainetto e via a piedi verso il paese
a caccia di un bagno…
Dal porto camminiamo lungo il mare e
incontriamo i primi ristoranti, negozietti di souvenir, bar e
taverne, strategicamente allineati lungo l’unica strada che porta
verso il centro e che tutti i turisti provenienti da Kos percorrono.
Il paese vero e proprio inizia alla fine di questa strada, dove si
apre uno slargo a ridosso di una graziosa spiaggetta di sabbia fine,
dove, sostanzialmente, la spiaggia diventa anche la piazza del
paese, dove gli ombrelloni della spiaggia si mescolano con quelli dei
caffè e dei ristoranti, dove la gente si incontra per fare un
bagno in mare o bere un ouzo: MANDRAKI mi piace subito, è
amore a prima vista.
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la “Spiaggia – Piazza” di
Mandraki
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Il mare tranquillo e cristallino e
la sabbia calda e vellutata sono una tentazione: ci uniamo alle
famigliole locali in pausa domenicale. Dopo qualche bagno viene fame,
prendiamo un gustoso gyros-pitta nella rosticceria dietro la spiaggia
e riprendiamo l’esplorazione.
Questa cittadina ha un carattere
tutto suo, spiccatamente marinaro, profuma di sale, alici e
polipi, pomodorini e basilico: ha un gusto più mediterraneo che
egeo. Mandraki è diversa dalle dolci cittadine del Dodecaneso e
diversa dagli abbaglianti paesi delle Cicladi, per certi versi mi
ricorda di più qualche borgo marinaro del sud Italia.
Tenendo il
mare, arriviamo ad una costruzione circolare di pietra scura, forse
una antica Torre di avvistamento, o forse un Mulino,
che vigila il lato più esposto del paese e che connota il suo
profilo. Da qui inizia la Paralia, il vero e proprio
lungomare di Mandraki, su cui si affacciano case, bar e taverne con
i loro polipi stesi sulle corde ad asciugare al sole, pronti per
finire nei piatti come appetitosi mezede. Sullo sfondo, in cima alla
collina che ripara il paese dai venti del nord, il bianco monastero
della Panagia Spiliani
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la “Torre – Mulino” di
Mandraki
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…che spettacolo di polipi...
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Mandraki… il “covo dei
pirati”
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Le case di Mandraki sono ben
ancorate ai grandi scogli neri, molto spesso sferzati da onde
possenti che si infrangono in mille spruzzi e arrivano a bagnare
taverne e passanti, le case di Mandraki sono tutte costruite con
grandi e scure pietre laviche, legate da una malta bianchissima,
molte sono intonacate di bianco ma molte lasciano orgogliosamente in
evidenza le loro ossa nere. Sarà il contrasto degli scogli neri con
gli intonaci candidi, sarà l’aria pregna di salsedine che si
respira, il profumo di basilico e timo che viene dai suoi muri,
sarà questa atmosfera di quiete domenicale che ci avvolge ma… le
prime immagini di Nisyros ci incantano. Continuiamo la nostra
tranquilla passeggiata lungo il mare, l’aria è quasi ferma e il
mare tranquillo, non ci accorgiamo neppure di essere arrivati alla
fine del paese.
La spiaggia di CHOCHLAKI
Proprio in fondo al paese, sotto
l’alta rupe del Kastro su cui troneggia il Monastero della Panagia
Spiliani, inizia un bel sentiero lastricato di sassolini bianchi e
neri, un lungo e prezioso tappeto steso sulla scogliera che arriva
fino alla spiaggia di Chochlaki. Questa ampia baia, nonostante
la sua vicinanza al centro abitato, conserva intatto il suo sapore
selvaggio: forse sono le grandi rocce nere e rossastre che le fanno
da sfondo e corona o i sassi levigatissimi e lucenti della battigia,
forse è la voce dell’onda che viene amplificata dalla curva
falesia gialla su cui poggia il Monastero, forse è lo schiumare
inquieto del mare fra gli scogli, forse è l’impatto a sorpresa con
un paesaggio inaspettato nell’Egeo, ma la spiaggia di Chochlaki è
per noi una piacevole scoperta. Essendo domenica la spiaggia è
affollata da gente del paese anche se parlare di affollamento è
decisamente improprio visto che la maggior parte della spiaggia è
completamente deserta: una simpatica torma di scugnizzi locali è
impegnata in una gara di tuffi, si incitano a vicenda, ridono
divertiti per la “bomba” di Costas e sollecitano una fotografia
per la performance di Stamatis che non posso loro negare….
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Chochlaki
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… un lungo tappeto sulla
scogliera
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La domenica del VILLAGGIO
Ritornando verso il paese ci
addentriamo nei vicoli interni e il dedalo delle viuzze ci offre
ombra e frescura. Le immagini sono quelle di una domenica tranquilla:
un gattone rosso dorme sornione sulla soglia di casa, i canarini
cinguettano nella gabbia appesa vicino alla porta azzurra, una bella
melodia rebetika esce da una finestra, le tendine di mussola leggera
svolazzano sulla via... All’improvviso ci troviamo davanti la mole
della Panagia Potamiotissa, costruita in pietre laviche a
vista quasi totalmente sbiancate dalla calce. La “Madonna del
Fiume”, questo sarebbe il suo nome italiano, ha il tetto
candido ed è circondata da un alto muro, altrettanto candido,
che una volta era un argine. Il suo nome lo deve infatti al piccolo
fiume che una volta scorreva proprio in quel luogo e di cui ancor
oggi è intuibile il percorso anche se sostituito da un camminamento
ricamato di tondi ciottoli bianchi e neri. Anche la pavimentazione
della chiesa è di ciottoli bianchi e neri, l’interno è
inaspettatamente ampio e, come si conviene alla cattedrale del paese,
ricco di decori e curato, profuma di cera e di pulito. Alcune donne
stanno mettendo fiori e accendendo ad una ad una le lampade votive,
da quello che mi dicono e capisco, stasera ci sarà una funzione
importante che coinvolge tutto il paese. Mandraki ci piace sempre di
più, i ciottoli marini bianchi e neri decorano ogni passaggio,
soglie e piazzette, sembrano tappeti, centrini di pizzo, stesi a
profusione, uno diverso dall’altro, la Piazza del Municipio
sembra addirittura una grande corolla sbocciata sotto il sole. La
Piazza Centrale del paese è inusuale, praticamente uno slargo
della via principale ombreggiato da un enorme albero, oggi
pomeriggio taverne e caffè sono chiusi, apriranno la sera. La gente
del posto sembra proprio non curarsi del turismo e si gode la
domenica in santa pace, un gruppetto di uomini gioca a tavli, una
famigliola è riunita in chiacchiere sulla soglia di casa sotto un
frondoso albero, i gatti gironzolano tranquilli, una bella tavolata
di allegri commensali sta pranzando praticamente in mezzo alla via
incurante dei rari passanti …
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candidi vicoli
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Panagia Potamiotissa
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Piazza del Municipio
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… domenica …
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Salendo una prima serie di gradini
si accede alla Fortezza dei Cavalieri di San Giovanni e al
Kastro, e dopo un’altra serie di gradini si arriva al
principale monastero dell’isola dedicato alla Panagia Spiliani,
la “Madonna della Grotta”, Per arrivare fino alla grotta
si dice ci siano in tutto 270 gradini, io ho contato i primi 81 fino
all’ingresso del Kastro ma poi ho perso il conto… Questo
grandioso monastero sembra un labirinto e nei suoi meandri custodisce
la veneratissima Icona della Madonna della Grotta protettrice
dell’isola di Nisyros. Anche questo luogo di culto deve il suo
nome al luogo in cui sorge ed alla sua leggenda. Si racconta che nel
1400 un pastore trovò in una grotta vicina alla sorgente del paese
una bellissima icona e la portò nella cattedrale della Panagia
Potamiotissa. Il giorno dopo l’icona scomparve ma venne ritrovata
dopo pochi giorni in una grotta sulla rocca sovrastante il paese: per
ben 3 volte l’icona venne riportata alla Panagia Potamiotissa e per
3 volte l’icona sparì per essere poi ritrovata nella grotta in
cima alla rupe. Così gli abitanti di Mandraki decisero di
trasformare la grotta in una chiesa e di lasciare l’icona dove la
stessa aveva deciso di stare: intorno alla chiesetta venne poi
costruito un monastero che via via si ingrandì divenendo uno dei più
importanti luoghi di culto del Dodecaneso. Il monastero dalla sua
rupe di 30 metri a picco sul mare domina un bellissimo e ampio
panorama sul sottostante paese e l’isola di Kos. Come in una
cartolina, Mandraki stende i suoi tetti candidi, da quassù sembra
un paese del tutto candido, la Paralia corre lungo il mare fino alla
Torre – Mulino e poi sparisce fra le case, l’azzurra foschia
marina spegne l’oro del tramonto e ne ingentilisce i contrasti,
l’anima vulcanica di Nisyros sembra addolcirsi e quasi sparire….
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Kastro e Panagia Spiliani
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… 270 gradini !!!
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Mandraki e la sua Paralia
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Il Museo Folkloristico è
proprio sotto il Kastro ma lo troviamo chiuso, in compenso troviamo
aperto il Museo Archeologico e con ingresso gratuito. Questo
piccolo museo richiede non più di mezz’ora ed è molto utile
visitarlo, soprattutto ad inizio vacanza, in quanto aiuta a
localizzare i monumenti e i siti di interesse che sono ben presentati
con mappe, fotografie e testi. Ma non solo, qui potrete ammirare
anche una particolarissima, se non unica, serie di piatti e vasellame
di colore bruno, prodotti in loco fra il VII / VI secolo a.c.,
decorati con sfingi, piante ed animali esotici, decisamente inusuali
e bellissimi.
Ormai è quasi sera e ritorniamo verso il porticciolo,
non lungo il mare, per la via alta che cinge il paese come un anello,
fermandoci alla Taverna Panorama per la cena. I tavoli sono
disposti lungo la strada, sotto una rigogliosa pergola, un posto
tranquillo e familiare, molto frequentato dai locali in cerca di
fresco la sera, si domina il villaggio e un dolce tramonto, in menù
ci sono tutte le specialità isolane, soprattutto quelle a base di
verdure, servite con un fresco vino dorato. Intorno c’è solo
tranquillità, nessuna frenesia.
La festa di AGIOS NIKITA
Il 22 giugno si festeggia Agios
Nikita, o San Niceta come si trova scritto sui nostri calendari,
un giovane eremita fondatore di un monastero sul Monte Athos.
Proprio non lo sapevamo, ma ora comprendiamo i grandi preparativi
nelle diverse chiese di Mandraki e, in particolare, in quella a lui
dedicata che domina il porto, quella proprio accanto al nostro “Tria
Adelphi”.
Quando arriviamo, dopo essere stati a zonzo tutto il
giorno, troviamo la Chiesetta di Agios Nikita tutta addobbata,
sull’altare portato all’esterno c’è già una bella pila di
pani dorati, l’icona del santo è esposta sul piazzale e tutta
adorna di fiori, c’è un allegro via vai di chierichetti in abiti
variopinti e donne indaffarate negli ultimi preparativi.
Arriva un
traghetto da Kos, ne scende una variegata folla vestita a festa che
subito si confonde con la disordinata e vociante folla locale già
radunata sul molo ad attendere. Un gruppo di sacerdoti in sontuosi
abiti cerimoniali viene praticamente sospinto fuori dalla nave e si
forma una specie di processione; solennemente avanza fino all’altare
della chiesetta con un prezioso reliquiario, una testa di giovinetto
in argento che espone un bianco e lucido osso cranico. Si leva la
ritmica preghiera dei cantori e i fedeli sfilano devoti davanti
all’icona e alla reliquia, baciano l’osso appartenuto a Nikita,
ne accarezzano l’effige, intorno si muove lento il caleidoscopio
dei ricchi e dorati damaschi dei papas, delle scure vesti dei monaci,
delle lunghe barbe nerissime e bianchissime, degli stendardi di
velluto e delle bandierine con le aquile bicefale. La fede prende
corpo in questa immagine sospesa negli ultimi bagliori del tramonto,
l’incenso e i gelsomini offerti al santo profumano intensamente
l’aria della sera.
È notte fonda quando la folla si disperde del
tutto, ma la chiesa è ancora aperta, ci affacciamo e ci viene fatto
segno di entrare, l’aria è calda ed umida, la luce delle mille
candele accese illumina la testa d’argento di Nikita circondata dai
fiori e da un gruppetto di donne che gli faranno compagnia tutta la
notte.
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Chiesetta di Agios Nikita il 22
giugno
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… dorati damaschi e austere
vesti…
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tutta l’isola intorno al
reliquiario di Agios Nikita
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Le magnifiche spiagge di
LIES e PACHIÀ AMMOS
La mattina presto arrivano nel
porticciolo le colorate barchette dei pescatori, subito attorniate da
una pattuglia di gatti di tutte le misure e colori. I pescatori
scaricano le cassette di pescato sui furgoncini diretti ai ristoranti
ma non mancano anche di rovesciare sol molo una secchiata di piccoli
pesci per la gioia dei micetti in attesa che poi, belli satolli, si
sdraiano al sole accanto alle reti.
Per 15 euro al giorno noleggiamo
uno scooter 50 da Manos Rent Car, sul piazzale del porto sotto casa
e partiamo alla scoperta dell’isola.
Da Mandraki parte la strada
costiera che corre lungo il lato orientale dell’isola, passa
davanti all’edificio un po’ dimesso delle Terme Comunali di
Loutra, dove con € 3 puoi fare un vero bagno termale, e poi si
arriva a Pali.
PALI è un semplice paese,
piuttosto anonimo, che ha preso recentemente vita grazie alla
costruzione del nuovissimo porticciolo turistico intorno al quale
sono spuntate come funghi taverne e ristoranti frequentate dai
velisti e i diportisti che qui mettono la fonda. Non mancano studios,
market e qualche negozietto.
Attirati da un buon profumo di pane,
compriamo qualcosa dal fornaio e riprendiamo il viaggio.
Con qualche
curva si sale a Capo Katsouni, poi la strada piega
bruscamente verso sud e scende a lambire il mare e una lunga e
stretta striscia di sabbia e sassolini scuri dove, volendo, ci sono
già dei bei posticini dove fare il bagno. Ma noi continuiamo fin
dove l’asfalto finisce e si apre un ampio piazzale sterrato.
Qui si
parcheggia e non resta che scegliere dove piazzare il proprio
asciugamano perché la bella spiaggia di LIES è proprio
davanti a noi.
La spiaggia è ampia e del tutto assolata,
perlomeno a giugno non c’era traccia di attrezzature o servizi,
neppure una di quelle cantinette che vendono bibite e panini. La
spiaggia ci appare nel suo aspetto più naturale e selvatico, un
caldo e morbido tappeto di sabbia rossastra, mare limpido e
tranquillo. Ecco che il sole del mattino rimanda dalla superficie
marina dei magici riflessi di dorato tamarindo, verde smeraldo,
tenera acquamarina e quarzo rosa... ho pensato subito di aver
scoperto le gemme preziose dei pirati… Cosa desiderare di più??
Già, Lies basterebbe a far felici ma non si è mai sazi di tesori…..
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Lies
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...oro, smeraldo, acquamarina e
quarzo...
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Dalla spiaggia di Lies, si può
proseguire a piedi per un agevole sentiero che sale e costeggia la
bianca rupe che sembra chiudere la baia. Il fondo del sentiero è
morbido, sotto i nostri passi scricchiola un brecciolino leggero e
poroso, strappato dal vento alla sovrastante falesia di ceneri e
lapilli; visto dall’alto, il mare riprende il suo colore blu
intenso e contrasta con i fiori abbarbicati ai dirupi, ma è meglio
guardare bene dove si mettono i piedi perché in certi punti il
sentiero non è più largo di 40 cm.
Quando all’improvviso appare
la spiaggia di PACHIÀ AMMOS restiamo senza parole, immensa e
selvaggia, con splendide dune di sabbia corrusca: ma questo è l’oro
dei pirati!! Bellissima, indubbiamente fra le spiagge più belle che
abbiamo visto. La baia è molto ampia e riparata, la spiaggia è di
sabbia morbida e vellutata, qua e là ricamata da minuscole pietre
pomice, sulla battigia un microscopico ciottolino mantiene l’acqua
cristallina, il mare diventa subito abbastanza profondo ma una grande
piscina.
Alle spalle si alzano dune sabbiose altissime punteggiate
qua e là da arbusti dalle foglie argentate e i fiori lilla sotto cui
si può trovare un poco di ombra, farfalle colorate svolazzano fra i
cespugli come petali al vento.
Dietro le dune si apre una verde valle
con mirti e alberi frondosi sotto i quali sono sistemate le tende di
qualche campeggiatore neo-hippy-naturista, ma si intravedono appena
nel folto della macchia.
Il mare è immobile e il silenzio purissimo,
anche chi arriva dalle tende fa il bagno in silenzio e poi sparisce
nuovamente nella macchia. Ci godiamo questo paradiso per tutta la
mattina, poi ritorniamo a Pali e, dopo il paese, svoltiamo a sinistra
prendendo la strada che sale verso la montagna in direzione di
Eborios.
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…da Lies parte un sentiero..
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Pachià Ammos
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…soffice sabbia e piccole
pomice...
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…dune, fiori, farfalle…
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Il balcone dell’isola:
EBORIOS
La strada per il villaggio di
Eborios, il più alto dell’isola, parte più o meno da Pali e,
sale sul fianco del vulcano con ampi tornanti e bei panorami, fra una
ricca e rigogliosa vegetazione di mirti, ulivi e fichi.
All’ingresso
del paese, un curioso cartello “SAUNA” attira la nostra
attenzione. Si tratta di una piccola grotta naturale, proprio sotto
il paese, dalle cui rocce fuoriescono bollenti vapori sulfurei. Lo
spettacolo è incredibile, nessuna porta e nessun custode, un
rudimentale sedile, entrata libera…. proviamo ad entrare. Come
entrare in una vera sauna ma qui è tutto “nature”, piume di
giallo sulla roccia scura e strani muschi, il classico “odore
termale” è intenso, impossibile resisterci più di qualche
minuto… forse in inverno…
Il paese di EBORIOS deve
sicuramente il suo nome al fatto di essere rivolto a nord, il paese è
infatti abbarbicato sul lato più alto della caldera a circa 700 mt
di altezza e respira a pieni polmoni il fresco vento di Borèa.
Purtroppo come paesino è un po’ malmesso, ci abitano solo 16
persone, quasi tutti lo hanno abbandonato dopo il terremoto del 1933,
tante case diroccate sono inclementemente utilizzate come discariche
e il glorioso Kastro è un indistinto ammasso di pietre. Intorno alla
graziosa chiesa dipinta di bianco e azzurro si raccolgono le poche
case ancora abitate e la mitica Taverna Balkoni. Questa
taverna, lo dice il nome, vanta un bel terrazzo con una magnifica
vista sulla valle vulcanica di Lakki, lo sguardo spazia dal cratere e
alle alte montagne nate dall’ultima eruzione, fra cui spicca
l’immancabile Profitis Ilias: indubbiamente è il più bel balcone
di Nisyros, sia di giorno che al calar del sole.
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accomodatevi… sauna naturale
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Eborios
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La voce della terra: il
VULCANO.
Eccoci al momento tanto atteso,
scendiamo verso il cuore del VULCANO, il cratere Stefano.
Sono le 4 del pomeriggio e non c’è nessuno, non un’anima viva.
La guida, senza muoversi dalla sua sedia, ben posizionata all’ombra
di un grande albero, e senza smettere di farsi aria con una rivista,
ci illustra brevemente i percorsi possibili e i vari punti
interessanti, poi ci fa le raccomandazioni del caso e, incassati i €
2 a testa per il biglietto, ci consente l’accesso agli Inferi.
La
valle intorno a noi è un vero museo geologico all’aperto, poterla
visitare in assoluta solitudine è stata un’esperienza irreale e
fantastica. Intorno a noi solo la voce della natura, la voce di una
natura possente, il sibilo dei gas e dei vapori, il gorgogliare delle
pozze di fango bollente e, soprattutto, il rimbombo sonoro dei nostri
passi sopra il suolo, come camminare sopra un enorme tamburo.
Il
fuoco ha tratto dalla sua tavolozza ampie pennellate di rosso,
giallo, bruno, bianco, grigio e nero, il fuoco crea ancora sotto i
tuoi occhi un paesaggio fantastico di fiori di cristallo di zolfo,
piume di bianco vapore, muschi di verde rame, cipria bianchissima ed
impalpabile, il fuoco è qui onnipresente ed indiscusso sovrano.
Nel
cratere fa indubbiamente caldo, ma non più che in altri luoghi
assolati in piena estate, non caricate la vostra schiena di borse o
zainetti, vestite poco e leggero, un fazzoletto umido in testa,
occhiali da sole e sandali da trekking: così conquisterete il
Vulcano e godrete dello spettacolo della natura.
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Cratere Stefanos
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la discesa agli inferi
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Aldo e… Vulcano
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fiori di zolfo
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La voce del passato:
PALEOKASTRO,
Nelle vicinanze della chiesetta di
Agios Nikita e del porticciolo di Mandraki, praticamente subito dopo
gli studios Romantzo, c’è una deviazione con una indicazione poco
visibile che, in circa 5 km, porta a PALEOKASTRO, l’antica
acropoli del IV secolo avanti Cristo.
La strada è piuttosto
stretta ma asfaltata e vale sicuramente la pena percorrerla per
salire a questa località che per me è stupefacente, come si suol
dire, “imperdibile”.
Alta, sulla sommità della collina che
domina il paese di Mandraki, si erge una bellissima, ampia e
possente cinta muraria di grandi blocchi di pietra scura; intorno
belle e curate aiuole di erbe profumate, un restauro discreto ed
efficace che ha lasciato a questo luogo il suo fascino antico.
Da
quassù si domina e si può abbracciare con un solo sguardo tutta la
storia di questa piccola isola, la sua acropoli, il kastro e il
monastero della Panagia Spiliani, le bianche casette di Mandraki,
l’isola di Giali e la sua cava: il panorama è a dir poco
magnifico! Mi siedo su queste pietre antiche e lascio vagare lo
sguardo e la fantasia sull’orizzonte che si tinge di glicine: non
vorrei mai più scendere da qui e rimpiango di non saper volare….
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Paleokastro
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l’antica acropoli
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… Puccy a caccia del Tesoro
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dal TRAMONTO all’ALBA.
Non era su alcuna guida turistica
e non ci era stata segnalata da nessuno, ma ci è piaciuta subito per
la sua posizione, in un angolo riparato, quasi intimo, della Paralia
di Mandraki, la prima subito dietro la torre-mulino.
Una decina di
tavoli verde salvia, tovaglie quadrettate in giallo verde, semplici
tegami con i fiori sulla balaustra, sciabordio del mare fra gli
scogli e un tramonto che si preannunciava meraviglioso.
Su una grande
lavagna sono scritti col gessetto i piatti del giorno e man mano che
sono esauriti vengono depennati.
Leggendo il menù siamo rimasti
incuriositi dalle proposte del tutto inusuali: insalata di polipo con
patate, baccalà alla vicentina, fegato alla veneziana, spaghetti ai
gamberetti di Simi, spaghetti melanzane, feta e olive… il TRAMONTO
è poi magnifico!
OK, ceniamo qui.
La persona che prende le
ordinazioni e serve in tavola ci parla in greco, ma poco dopo
intuiamo che è italiano. DAVIDE è un veneto, esule volontario in
questo angolo dell’Egeo dal 2002, si è innamorato perdutamente di
questa piccola isola, dei suoi sentieri e dei suoi panorami, della
sua genuinità, forse, anche di una donna: una persona gentile e
discreta, ci ha conquistato con la sua semplicità e con i suoi
piatti in cui Grecia e Italia si sposano e si compensano.
In Grecia
di solito non mangiamo mai pasta, ma qui ci siamo convinti ad
assaggiare gli spaghetti ai gamberetti di Simi (minuscoli come quelli
di Filicudi) e gli spaghetti con melanzane fritte, feta, pomodorini
di Nissyros e olive nere, una sorta di pasta alla Norma con
ingredienti tutti isolani: non abbiamo potuto fare a meno di tornare
ogni sera.
Appena arrivavamo, Davide, con un sorriso portava un
boccale di generoso ed aromatico vino rosso di Nissyros, olive nere,
feta, hummus e pane caldo fatto in casa, lasciandoci con tutta calma
a contemplare il tramonto e decidere cosa mangiare.
La Taverna si
chiamava un tempo Kalikanthos ora il suo nome è BACARETO
TAVERNA, ma se anche dovesse un giorno cambiare ancora
nome non sbaglierete, la troverete sempre lì, dietro il Mulino di
Mandraki e la riconoscerete dal menù scritto sulla lavagna. A noi
questa taverna è rimasta davvero nel cuore, ha riassunto e
interpretato in un istante tutte le sensazioni che si provano stando
seduti vicino al mare, contemplando un dorato tramonto col mormorio
del mare, gustando due olive mature e un bicchiere di vino profumato.
Un fortuito scatto fotografico è riuscito a catturare tutte queste
sensazioni, tutte i pensieri che mi si affollano in testa in momenti
come questo, ogni volta che lo riguardo mi emerge dal profondo tutto
questo mondo…. il mio amore per la Grecia.
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Bacareto Margarita Taverna
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GRECIA... ti amo
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L’unica cosa che chiediamo ad
una stanza oltre al letto, è il balcone. L’aria notturna dell’Egeo
deve poter entrare a profusione, accarezzarci durante il sonno, le
stelle devono fare capolino nella stanza, tende o persiane per noi
non esistono: aria, notte e luce, entrate!! Ecco quindi che dal
balcone spalancato sul mare l’ALBA entra decisa nella nostra
stanza ed apro gli occhi felice del nuovo giorno che comincia.
A casa
non c’è proprio verso di alzarmi presto, ogni mattina è una vera
sofferenza mettere i piedi giù dal letto e odio la sveglia come
poche altre cose al mondo; in vacanza amo invece mettermi in moto
presto, godere di tutta la luce possibile immaginabile, armonizzare
i miei ritmi e il mio cammino con il cammino del sole: per questo amo
che sia la luce a risvegliarmi, secondo natura….
A Mandraki il
sole nasce e tramonta nel mare, cosa rara e meravigliosa: i pirati
sono riusciti a mettere nel loro forziere anche questo!!!
A Mandraki
alba e tramonto sono magnifici, sono entrambi densi, dai colori caldi
e aranciati, curiosamente si assomigliano molto. L’alba di
Nissyros non è fredda, non ha lunghe e delicate dita rosate, ma ha
forme generose, vesti ricche e sontuose, abiti tinti nell’oro e
nel rame, l’alba di Nisyros allunga sul mare i suoi veli
opalescenti, pennellati di fuoco e melograno, il suo respiro è caldo
e sensuale….. che gioia il mattino !
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Alba a Mandraki: oro e rame
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La fiaba di NIKIA,
Se vicino al mare l’aria è
tiepida e gradevole sin dal primo mattino, in motorino l’aria
diventa subito fresca e frizzante, un maglioncino non guasta e,
salendo ancora per la strada che porta ad Eborios, quasi rimpiangiamo
un caldo giubbotto.
La meta di oggi è NIKIA, l’altro paese
affacciato sul Vulcano. Prima di arrivare al paese la strada
costeggia il bordo della caldera, il panorama è magnifico ma il
vento tira forte, vicino alla chiesa della Panagias Kiras fa
proprio freddo e si fatica a tener ferma la macchina fotografica.
Come d’incanto, alle porte di Nikià il vento sparisce del tutto
per lasciare il posto ad una gradevole brezza. Parcheggiamo
all’inizio del paese, sulla piazzetta dove si trova il Museo di
Vulcanologia e dove i venditori ambulanti di frutta, verdura e
pesce richiamano gli abitanti intorno ai loro furgoncini.
Il piccolo
Museo apre alle 10.00 e vale sicuramente la pena visitarlo per
comprendere meglio l’isola di Nisyros e il suo Vulcano. Non
richiede molto tempo e può essere apprezzato da tutti, grandi e
piccini, perché attraverso un breve e semplice percorso didattico
si viene accompagnati fra i vari tipi di fenomeni vulcanici e lungo
una interessante carrellata di tutti i vulcani, emersi e sommersi,
sparsi per la Grecia. Vale anche la pena di fermarsi a guardare
l’interessante filmato che ricostruisce le varie eruzioni che hanno
interessato il triangolo di mare fra Kefalos, Kardamena e Nisyros,
plasmandolo e trasformandolo fino alla attuale conformazione:
colpisce il fatto che il magma è risalito per millenni dal profondo
della terra, furioso, bollente e fumante, per regalarci gli
straordinari paesaggi che oggi contempliamo… colpisce il fatto che
il magma ancora oggi ribolle proprio sotto di noi…
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Viaggio al centro della Terra
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Dopo questa coinvolgente full
immersion fra le viscere della terra, uscendo dal Museo ci sentiamo
presi dall’entusiasmo di Otto Lidenbrock, il protagonista di
“Viaggio al centro della Terra” di Giulio Verne, e non vediamo
l’ora di andare a scoprire sull’isola i luoghi visti nel filmato
e, magari, di rifare il giro nella Caldera con più cognizione di
causa.
Ma all’entusiasmo scientifico subentra immediatamente
l’entusiasmo per la inaspettata visione della piazza principale di
Nikià: si chiama Porta e si apre all’improvviso davanti a
noi come una candida corolla! È davvero una delle piazze più
belle che abbia mai visto e non a caso è considerata una delle più
belle dell’Egeo: un vero trionfo di luce bianca e di cielo blu.
Appena l’ho vista mi ha subito ricordato qualcosa di nunziale, una
bomboniera o una di quelle torte di zucchero a diversi ripiani con in
cima gli sposini. Le case circostanti, bianche e immacolate, si
stringono intorno alla piazza proprio come un ricco tulle, il profumo
dei gelsomini che si arrampicano ovunque pervade l’aria, il
selciato è pavimentato con piccoli ciottoli bianchi e neri che
sembrano lucidi confetti, l’elaborato medaglione stellato al centro
della piazza sembra un prezioso tappeto steso davanti alla chiesa:
tutto fa pensare ad una festa di nozze imminente.
La chiesa, con una
doppia scalinata di accesso e un campanile di pizzo bianco, è molto
frivola e graziosa, ma, abbagliante, si staglia con contrasto
drammatico contro il cielo più blu che si possa immaginare. Una
piccola nube passeggera, simile a una piuma, anch’essa candida,
sfiora il piccolo campanile, un fazzoletto leggero e immacolato
cinge il capo di una pia donna del paese, solo il rumore dei suoi
passi che si allontanano dalla chiesa ti fanno credere che ciò che
vedi è reale….
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…c’era una volta… la fiaba
di Nikià
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Piazza Porta
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Fra le vie di Nikia regna
ovunque la più pura mediterraneità fatta di luce intensa, pergole
d’uva e profumi inebrianti, fichi d’india, limoni, capperi,
origano e basilico, ulivi argentati e rossi gerani.
La gente del
posto quassù chiacchiera volentieri, cerca di “attaccar bottone”
e domanda da dove vieni e dove soggiorni, se gli dici che sei in
vacanza a Nissyros ti invitano subito a sedere, sanno che non hai
fretta, ti offrono da bere e ti raccontano della loro vita, dei
parenti sparsi per mille nazioni, dei giorni lontani in giro per il
mondo in cerca di lavoro e di fortuna, a caccia di un tesoro che
hanno trovato solo tornando alla propria isola...
Gironzolando senza
meta scopriamo angoli graziosi, cortiletti appartati e semplici pozzi
con il secchio da cui ancora oggi si attinge acqua.
Arriviamo quindi
ad una bella terrazza panoramica che si affaccia a strapiombo sulla
assolata caldera infernale. Da questo punto di osservazione si vedono
bene tutte le bocche del Vulcano: il tondo e piatto cratere Stefanos
in cui abbiamo passeggiato e subito dietro, in posizione più
elevata, anche il cono chiaro con il cratere Polivoti e ancora più
sopra, sfiorate dall’ombra di una nube passeggera, le nere vette
letteralmente “costruite” dall’ultima eruzione. Dopo la visita
del Museo tutto è molto più chiaro e si comprende bene la geografia
del luogo e la sua evoluzione. Vicino a questo punto panoramico
parte una antica mulattiera, non troppo agevole e neppure
facilissima da individuare, con cui si può scendere a piedi verso il
cuore del vulcano.
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Il Vulcano visto da Nikia
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Alla fine della nostra passeggiata
la fame si fa sentire e ci infiliamo dritti da ANDRIOTIS,
proprio davanti al Museo di Vulcanologia, che è al tempo stesso una
taverna, un negozio di alimentari e di souvenir. Il negozio di
alimentari è arredato con gusto e pieno zeppo di prodotti locali,
viene voglia di comprare tutto da quanto le leccornie sono invitanti
e ben presentate, il prodotto di spicco è però l’olio locale
proposto anche in piccole e graziose bottiglie. Dalla sala interna
adibita a taverna si accede ad una fresca terrazza panoramica dove
sono sistemati altri tavolini e qui ci sistemiamo. Il menù propone
piatti della tradizione isolana e fra questi ci viene consigliato di
assaggiare l’Insalata di Nisyros. Pensiamo si tratti di una
variante locale della classica insalata greca, invece è del tutto
diversa e straordinariamente saporita. Ecco gli ingredienti: piccoli
pomodori locali tipo pachino, rossi e scuri come il rubino, foglie
della pianta del cappero messe sotto aceto, aromaticissime, dadini
di formaggio di capra stagionato, consistente e piuttosto piccante,
olive nere nere, dal gusto molto intenso.... e profumatissimo olio di
Nisyros. La “scarpetta” finale è d’obbligo.
Il nero porticciolo di
AVLAKI
Sembra lontanissima AVLAKI,
sono solo pochi kilometri ma la strada che da Nikia scende verso
questo porticciolo sembra non finire mai… Forse questa sensazione
è tutta dovuta al primitivo e selvaggio paesaggio che ci circonda
durante la discesa al mare e che sembra portare lontano,
lontanissimo, nello spazio ma anche nel tempo, sembra farci
riprendere il nostro “Viaggio al centro della Terra”…
Eppure
niente di avventuroso, la strada è buona e tutta asfaltata,
facilmente percorribile anche se scende con tanti tornanti lungo il
fianco del vulcano che, curva dopo curva, diventa sempre più
presente e percepibile, quasi inquietante.
In questo tratto di isola
i segni delle varie eruzioni sono molto visibili, lava e vegetazione
spontanea si mescolano con una drammaticità cromatica che è ben
lontana dalla florida bellezza dei verdi versanti esposti a nord, qui
sembra che il tempo si sia arrestato bruscamente fissando per sempre
un istante primordiale.
Si parcheggia alla fine della strada
asfaltata e si continua a piedi scendendo per una breve e comoda
mulattiera lastricata: appare la baia, nera come il carbone e con il
mare blu notte.
Il porticciolo è del tutto deserto, c’è una sola
barchetta che sonnecchia al riparo dalle onde scure sfrangiate dal
vento, sull’orizzonte si alza nitido il profilo dell’Isola di
Tilos. Il molo è ben tenuto e sicuramente è ancora utilizzato, ma
quello che un tempo era forse un paese di pescatori è oggi una
manciata di case abbandonate, fatte di pietre scure e rese spettrali
dalle finestre e dalle porte spalancate alla furia del vento e dei
marosi.
La spiaggia è di ciottoli neri, di lava pura, forgiati dal
fuoco, levigati dal mare, arroventati dal sole, formano un breve
piano inclinato che dal mare sale verso la falesia, piccoli come
confetti sulla battigia, via via sempre più grandi fino a diventare
un tutt’uno con la ripida sciara alle spalle della spiaggia.
Enormi scogli, bellissimi e colore dell’inchiostro, sembrano essere
stati scagliati uno sull’altro da qualche gigante, separano la
spiaggia dal porticciolo ma uniscono la terra al mare. Fra questi
scogli terra e mare si mescolano e vivono il loro amore: quando
tutto è calmo, il mare si insinua dolcemente nei meandri della terra
e canta le dolci canzoni d’amore imparate dai marinai, ma quando la
terra si fa conquistare dal vento, il mare si infuria, urla la sua
passione potente e profonda, rabbioso schiuma e cerca di trascinare
con se la terra nel profondo degli abissi… Questa è Avlaki.
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Avlaki
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Avlaki
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Ma che immagini stile Liala che mi
sono venute in mente!!! … quasi non mi riconosco….
Beh, quando
la fantasia cede il passo alla realtà risaliamo, ma mi fermo ancora
un attimo a guardare incantata lo spettacolo del vapore salmastro
alzato dal vento verso le alte falesie: ma non è che Avlaki è un
luogo magnetico che favorisce le visioni?
In giro non c’è proprio
anima viva, la porta azzurra della piccola chiesa di Avlaki si apre
e, dentro, ogni rumore tace. In contrasto con tutto il nero che sta
di fuori, l’interno della chiesetta è candido, persino la pietra
scura dell’iconostasi è intonacata e lascia scoperto solo qualche
tratto a scopo decorativo. Una lampada votiva è accesa, chissà da
chi, e illumina una grande icona di recente fattura. La scritta
sull’icona e la cassetta di farmaci che il Santo tiene in mano non
lasciano dubbi sul padrone di casa: AGIOS PANTELEIMON, il
medico cristiano dell’imperatore romano Galerio martirizzato
all’epoca di Diocleziano. La sua storia dice che condannato al rogo
le fiamme si spensero, immerso nel piombo fuso il piombo si
raffreddò, gettato in mare con una pietra al collo la pietra
galleggiò, condannato ad feras le belve si misero a fargli le
feste, legato alla ruota le corde si spezzarono, la spada che doveva
decapitarlo si piegò e il boia si convertì, insomma solo quando
diede il suo consenso riuscirono a tagliargli la testa. Insieme ai
santi Cosma e Damiano, Panteleimon è dunque il patrono dei medici,
grandemente onorato sia in oriente che in occidente, patrono anche
di molte città italiane.
Insomma Agios Panteleimon è un Santo di
prima categoria e viene proprio da domandarsi cosa ci faccia in
questo sperduto angolo dell’isola e perché qualcuno debba arrivare
fino a questa chiesetta di frontiera per onorarlo.
Ma guardando fuori
dalla finestra vicina all’iconostasi mi viene una illuminazione:
sull’orizzonte non si vede semplicemente il profilo dell’Isola di
Tilos, ma si vede bene anche il Monte Profitis Ilias di
Tilos, quello su cui si trova il monastero fortezza di Agios
Panteleimon, uno dei suoi santuari più importanti nell’Egeo.
Ecco, penso, chi non può andare al Santuario di Tilos a chiedere
grazia per i suoi malanni viene quaggiù, nel posto più vicino al
Santuario di Tilos…. mi convinco che la chiesetta di Avlaki sia
una sorta di succursale del grande Santuario di Tilos…. Riprendiamo
la strada asfaltata tutta curve e quando arriviamo in cima e
ritroviamo la luminosa Nikià abbiamo quasi la sensazione di avere
scalato la montagna del Purgatorio. Non ho più dubbi, il versante di
Avlaki è magnetico…..
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Agios Panteleimon
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La SPIAGGIA di POMICE
E poi si dice che andare per Musei
è tempo perso… se non fosse stato per il filmato del Museo di
Vulcanologia non avremmo neppure immaginato esistesse questo luogo
meraviglioso, del tutto ignorato dalle mappe, dalle guide turistiche
e dalle cartoline. Non so se gli isolani abbiano dato a questa
spiaggia un nome, sta di fatto che non è indicata da nessuna parte e
sembra che nessuno la conosca, pertanto, considerate le sue
caratteristiche, l’abbiamo battezzata noi come ELAFRÒPETRA
PARALIA o SPIAGGIA di POMICE.
Non è stato facile trovarla
ma più o meno avevamo capito dove potesse essere e ne siamo partiti
alla ricerca, stavolta una vera e propria “caccia al tesoro”.
Da
Mandraki bisogna andare a Pali e poi continuare ancora verso sud,
salire per le colline di Capo Katsouni, e, appena la strada
sprofonda in un avvallamento che arriva vicinissimo al mare, stop!
Lasciate il vostro mezzo sulla strada e scendete su quella che
sembra solo una stretta e lunga striscia di anonimo ghiaietto fra la
strada e il mare.
Dalla strada non si vede proprio nulla e nessun
riferimento può far intuire la presenza della Spiaggia di Pomice, ma
appena sarete sulla riva del mare la vedrete perché la stretta
striscia di sabbia su cui siete appena scesi continua verso nord
allargandosi proprio a ridosso del promontorio da cui siete venuti
col motorino.
Camminando verso il promontorio capirete subito che la
particolarità di questa spiaggia sta tutta nella tondeggiante
collina che la nasconde, nella alta, liscia e chiara falesia di
lapilli, ceneri e pietra pomice stratificati.
Ma la cosa ancora più
stupefacente è che il vento ha scavato e modellato in questa tenera
parete di pomice numerose grotte con finestre e colonne che
compongono una serie di artistici mini appartamenti rupestri. Potete
così scegliere il monolocale che più vi piace, sono tutti vista
mare, ed abitarlo per una giornata intera, dedicandovi ai bagni e al
relax.
L’acqua del mare è cristallina, tranquilla e inusualmente
tiepida (ci sarà una sorgiva calda?), facciamo dei piacevolissimi
bagni ma soprattutto ci divertiamo un mondo con le pietre pomice.
Questa spiaggia è una vera e propria miniera di pietre pomice, ce ne
sono di tutte le misure e ne abbiamo raccolte un’infinità, molte
le abbiamo portate con noi in acqua per vederle galleggiare e
navigare leggere verso lidi ignoti, alcune le abbiamo portate a casa
come souvenir. Del resto tutti i negozi di Nisyros vendono pietre
pomice come souvenir, al naturale o in confezioni regalo, preziose
alleate della toilette personale fin dai tempi antichi…
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la Spiaggia di Pomice
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Il TESORO di NISSYROS
Stasera, sul lungomare di
Mandraki, gli spruzzi marini arrivano robusti fin sulla strada, il
mare gioca con le grosse pietre del fondo marino come fossero
sassolini e fa sentire il suo roco e possente fragore.
Col motorino
non riusciamo ad evitare del tutto gli schizzi e arriviamo un po’
bagnati al Bacareto Margarita dove Davide sta cercando di arginare
gli spruzzi calando i teloni di plastica trasparente. Stasera tira
vento e il maglioncino ci sta proprio bene, ci sediamo in un angolo
riparato e contempliamo gli ultimi riflessi del sole che cavalcano
le onde.
NISYROS ora emerge chiara dentro di me, non è
un’isola, ma una vera e propria scultura di lava, modellata dal
fuoco, dal vento, dalle onde e dal tempo, lavorata dall’uomo e
dalla natura.
Generata in ere lontane, appartiene più al mito che
alla storia. Poseidone, il dio del mare, in una sera come questa, ha
strappato col suo tridente un lembo di roccia dalla vicina Kos e lo
ha scagliato contro il gigante Polivoti seppellendolo sotto quella
roccia che sarebbe diventata l’isola di Nisyros. Un’isola nata
da un atto di violenza, un’isola sconvolta dalla violenza della sua
montagna di fuoco, una violenza di cui ancora si vedono le tracce…
eppure l’atmosfera che si respira a Nisyros è di pace, serenità
e dolcezza.
Da secoli a Nisyros gli abitanti convivono
tranquillamente con un vulcano in piena attività, il vulcano più
bello dell’Egeo, ma non lo considerano un vulcano ostile bensì un
amico generoso, questo vulcano non li intimorisce, anzi, offre loro
tutto se stesso.
Il vulcano ha donato a Nisyros pietre scure per
costruire le case, enormi pietre per la solenne cinta di mura
dell’antica acropoli, gesso candido per le chiese immacolate,
caldi sbuffi sulfurei ed acque termali per il benessere del corpo,
terra fertile da coltivare, ossidiana sfavillante per lame di
cristallo, pomice soffice e leggerissima.
Qui crescono mandorle
deliziose e fichi enormi, la cannella diventa una profumata bevanda
colore del sangue, il saporito formaggio di capra viene conservato
nel vino locale, forte e rosso come lava incandescente.
Lungo le
coste abbiamo trovato mille tesori, alte dune di sabbia pura,
merletti di piccole pomici, immensi scogli bruni e tenere chiare
falesie modellate dal vento.
La convivenza di paesaggi drammatici e
paesaggi dolcissimi crea l’incanto di Nisyros, un incanto ancor
più mediterraneo che egeo.
Le frange di nubi rossastre e la
nebbia marina sollevata dalle onde rendono ora il tramonto livido ed
onirico, KOS, mollemente sdraiata sull’orizzonte, è già avvolta
in un manto bruno che inizia a brillare di lucciole sparse, sempre
più numerose e luminose, fino a confondersi del tutto con le stelle
del cielo.
SONO FELICE: HO TROVATO IL TESORO !!!
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INFOMEMO
Questo racconto fa parte dei miei
DIARI del DODECANESO, le isole visate per le quali trovate già
un racconto pubblicato sono Patmos, Lipsi, Leros, Kalymnos, Kos,
Nisyros, Tilos e Simi. Non so se riuscirò mai a trascrivere gli
appunti di Astipalea, Karpathos, Halki e Rodi e farli diventare un
racconto, per il momento stanno ben ordinati in quaderni e buste di
plastica trasparente, non si sa mai. Il nostro viaggio a Nissyros è
stato fatto a giugno ed abbiamo trovato ovunque pace e tranquillità,
quasi tutti i giorni l’isola si popola e spopola di turisti
provenienti da Kos che animano per poche ore Mandraki e/o la Caldera,
arrivano anche barche a vela e caicchi turchi ma se vogliono sostare
sono costretti a sistemarsi nel porticciolo di Pali, quindi non vi
accorgerete neppure di tutto questo via vai, non vi sfiorerà neppure
e godrete dell’isola in tutti i suoi aspetti proprio come i suoi
abitanti… Per chi ama le piccole isole e le atmosfere slow NISYROS
è perfetta, noi ci siamo innamorati follemente, è una delle nostre
preferite e per noi è stata proprio “L’ISOLA del TESORO”.
NISSYROS come raggiungerla:
Non ha un suo aeroporto ma l’aeroporto di KOS è comodissimo
dato che i collegamenti marittimi con Kos sono molto frequenti,
quotidiano quello A/R con Kardàmena assicurato dal traghetto
tradizionale
Panaghia Spiliani, con Kamari/Kéfalos è
collegata due volte settimana, giovedì e sabato (da verificare in
base alla stagione) . A Nissyros ci arrivano anche gli aliscafi e
catamarani della
Dodekanisos che la collegano alle altre
isole del sud Dodecaneso (Tilos, Simi, Rodi) cosicchè si può
programmare un viaggio in questa parte dell’Egeo associando qualche
isola in base al tempo a disposizione.
NISSYROS dove dormire
3 BROTHERS o TRIA ADELPHI
in Mandraki, ottima e bella posizione, proprio sul porticciolo
accanto alla chiesa di Agios Nikita. Camere piuttosto piccole,
semplici ed essenziali, pulite, bagno privato, frigo, televisione,
balconi rivolti all’alba sul mare. A piano terra ci sono anche
piccoli appartamenti. Giardino comune con pegola sul porto. I
gestori sono simpatici e disponibili, parlano un ottimo inglese.
Doppia € 35 a notte. Tel. 22420.31344
ROMANTZO in Mandraki,
subito dietro i 3 Brothers, distinguibile per le finestre blù e la
grande terrazza comune al secondo piano. Pari prezzo e livello al
precedente. Tel 22420.31340.
Entrambi sono comodissimi per chi
arriva con il traghetto, il centro di Mandraki è a proprio a due
passi con le sue taverne e tutto il resto.
NISYROS dove mangiare
Abbiamo tralasciato le taverne
del tratto di strada porto - spiaggia/piazza, generalmente prese
d’assalto dai turisti giornalieri a pranzo e con poca scelta la
sera, abbiamo privilegiato quelle più defilate o che sembravano
proporre qualcosa di diverso:
PANORAMA sulla strada
carrabile che cinge come un anello la parte alta di Mandraki. E’
una tranquilla taverna familiare, molto frequentata dai locali, i
tavoli sono disposti lungo la strada sotto una fresca pergola.
Adorabile la titolare che vi presenta il menù del giorno sempre
ricco di specialità isolane, soprattutto a base di ortaggi. In due
€ 25 .
BACARETO TAVERNA
sul lungomare di Mandraki, appena dietro il Mulino-Torre. Minuscola
taverna con tavoli a ridosso della balaustra sugli scogli. Piatti
del giorno scritti su una grande lavagna, il menù è vario, fuori
dal coro, rispettoso della tradizione culinaria greca declinata
dalla esperienza e fantasia italica. Da provare assolutamente gli
spaghetti ai gamberetti di Simi (minuscoli come quelli di Filicudi).
In due € 25/28 euro, rapporto qualità prezzo ottimo.
ANDRIOTIS a Nikià,
davanti al museo di vulcanologia, con una bella e fresca terrazza
panoramica, un interno gradevole e di gusto. Taverna che vende anche
prodotti locali e offre piatti della tradizione isolana. Da provare
l’insalata di Nisyros.
O BALKONI a Eborios,
vicino alla chiesa. La terrazza con panorama sul balcone rende
indimenticabile una cena soprattutto in settimana di luna piena.
Costa un pochino di più dell'altra taverna di Eborios ma la
location òp giustifica ampiamente..
NISYROS come muoversi
In giro per l’isola: uno
scooter o una piccola auto sono indispensabili alleati per le scalate
i pendii dell’isola e per raggiungere ogni posto dell’isola. Le
strade sono poche ma tutte asfaltate e in buono stato, quantomeno per
visitare tutto ciò che è qui descritto non sono stati necessari
sterrati.
Gite in barca: all’isola di
Gialì: ci hanno detto che in alta stagione ci sono barche che
la fanno, a giugno non è stato possibile.
A piedi: l’isola è una
manna per gli appassionati di trekking, si possono percorrere le
antiche mulattiere ancora pavimentate e in ottimo stato, da Mandraki
a Paleokastro, da Nikià ad Avlaki, dalla Panagias Kiras a Pachià
Ammos e molte altre
NISYROS spiagge da
Mandraki in senso orario, in giugno nessuna era attrezzata
Chochlaki, sotto la rocca del
monastero Panagia Spiliani, di sassi grandi
Gialiskari, appena prima di
Pali, ai piedi dell’hotel White Beach, era una bella spiaggia di
sabbia bianca e rocce scure ma le recenti mareggiate l’avevano
erosa quasi del tutto
La Spiaggia di Pomice, zona
Capo Katsouni, la bella spiaggia con le grotte e le pomici, di
sabbia e sassolini,
Lies, lunghissima e ampia,
alla fine della strada litoranea dell’isola, di sabbia e sassolini
rosso scuro,
Pachià Ammos, molto ampia,
con grandi dune di sabbia fine e battigia di sabbia grossa
rossastra, si raggiunge a piedi da Lies
NISYROS da comprare
POMICE, oltre a quelle che
potrete raccogliere, le trovate anche in confezione regalo, sono un
souvenir molto economico, utile e assolutamente autentico (€ 1-2
cad.)
KANNELADA, sembra un rosolio
ma è concentrato di cannella rosso rubino da utilizzare per
profumatissimi drink.
SOUMADA, un concentrato di
mandorle per dolcissimi drink
FOTOGRAFIE ARTISTICHE ce ne
sono di bellissime, presso Photo Art Gallery di Artin Karakassiani
che trovate sulla Piazza – Spiaggia di Mandraki
PRODOTTI ALIMENTARI; olio e
vasetti di formaggio al vino, e altre leccornie, a Nikià